Home News Guardiola suona l’allarme: “I calciatori non sono macchine”

Guardiola suona l’allarme: “I calciatori non sono macchine”

Se c’è una polemica che accompagna il mondo del calcio ormai da generazioni è proprio questa: si giocano troppe partite.

Quante volte avete sentito questa frase?

Un’argomentazione sostenuta negli anni non solo dalle fidanzate di mezzo mondo, disperate per il nostro pressoché ininterrotto controllo del televisore, ma anche dagli allenatori, atleti e addetti ai lavori più accreditati del business del pallone.

Sì perché un conto è vostra madre e il suo esasperato “ma giocano anche questa sera?”, ma quando allenatori con due o tre Champions League in bacheca cominciano a dire la stessa cosa, forse c’è da iniziare a preoccuparsi.

Un tema che non poteva che diventare di sempre maggiore attualità soprattutto nel corso delle ultime due stagioni quando, in ordine di adempiere a tutti gli impegni stagionali, è stato necessario ridurre ancora di più i tempi di recupero tra un match e l’altro, chiedendo un ulteriore sforzo alle energie fisiche e mentali dei calciatori.

Risultato? Impennata per gli infortuni muscolari ed effetto negativo sulle prestazioni dei top player.

 

Ultimo in ordine cronologico è stato l’allarme dato da Pep Guardiola, l’allenatore del Manchester City, in una conferenza stampa alla vigilia del recente scontro di Champions League contro il Borussia Dortmund.

“Stanno uccidendo i calciatori. Sono essere umani, non macchine”. Sono queste le parole che sono state immediatamente riportate da tutti i principali quotidiani internazionali. In realtà il discorso dell’allenatore Catalano era molto più ampio e andava a toccare una delle problematiche principali causate dall’avere così tanti impegni ravvicinati:

“So che alcuni dei miei giocatori sono tristi perché vorrebbero giocarle tutte ma non è possibile. Se vuoi lottare su tutti i fronti, in quella che è la stagione più breve della storia, devi fare delle rotazioni. I calciatori hanno bisogno di riposo, Uefa e Fifa li stanno uccidendo, da quando abbiamo iniziato la stagione non abbiamo mai avuto una settimana di stop”.

Parole ragionevoli con le quali si fa fatica a non essere in totale sintonia. Il numero degli infortuni dei top player da sempre l’impressione di essere in costante aumento. Sono però supportate dai fatti? Sì e no.

Se da un lato è assolutamente innegabile che questa sia la stagione “più corta” della storia del calcio moderno, con un numero di partite ravvicinate ai limiti dell’impensabile, non ci sarebbero conferme univoche in merito ad un incremento degli infortuni. O almeno non in tutti i campionati.

Anzi, un recente studio sostiene l’esatto contrario.

Nelle ultime due stagioni gli infortuni muscolari, ad esempio, sarebbero diminuiti del 10%. Nei campionati oggetto dello studio (21 squadre di otto diversi campionati Uefa) si sarebbe registrato anche un -30% lesioni ai legamenti e -10% lesioni lievi da allenamento.

Come è possibile? Potrebbe essere che diversi allenatori, storicamente allergici al turnover, siano stati messi “alle strette” dai numerosissimi impegni ravvicinati, ritrovandosi così obbligati a sfruttare la rosa a disposizione in maniera più ampia. Non va poi dimenticata l’introduzione dei cinque cambi, un altro elemento che ha sicuramente consentito di preservare maggiormente la salute dei muscoli dei giocatori maggiormente impiegati.

Sull’utilità dell’introduzione dei cinque cambi ci sarebbe anche una conferma statistica. La Premier League, al contrario della Serie A ad esempio, ha scelto per la stagione in corso di ritornare ai canonici tre cambi a partita, suscitato le ire di tutti i principali manager dei top club inglesi. Stando sempre alle parole di Guardiola, il Manchester City avrebbe riscontrato nella stagione in corso un aumento del 47% delle lesioni muscolari.

Un dato che troverebbe riscontro anche sulla piattaforma “Premier Injuries”, creata proprio per registrare tutti i dati relativi agli infortuni della Premier. Stando ai numeri, si sarebbe riscontrato un aumento del 39% degli infortuni, per la precisione 82 a 59 (dati relativi al mese di ottobre).

Si attendono i dati di fine stagione ma con molta probabilità ci sarà un aumento complessivo degli infortuni, andando così a sottolineare ulteriormente l’importanza dei cinque cambi in stagioni “di emergenza” come le ultime due.

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