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Hell in a Cell, Mick Foley ricorda il suo storico match con Undertaker

Hell in a Cell Mick Foley Undertaker
Fonte Immagine: @SimonCowie81 (Twitter)

Nell’immaginario collettivo di tutti gli appassionati di wrestling Hell in a Cell significa fa venire immediatamente in mente un evento ben preciso: il 28 giugno del 1998, nella cornice della Civic Arena di Pittsburgh e durante la sesta edizione del PPV King of the Ring, Mick Foley e Undertaker si affrontarono in quello che per molti è il match più iconico nella storia della disciplina.

Hell in a Cell, Mick Foley e Undertaker hanno scritto la storia

Un incontro violento e senza esclusione di colpi all’interno e all’esterno della colossale struttura d’acciaio, una vera e propria battaglia all’ultimo sangue che si concluse con un Tombstone Piledriver arrivato dopo una chokeslam sulle puntine da disegno a sua volta preceduto da due incredibili bump: una caduta dalla cima della cella sul tavolo dei commentatori e, successivamente, un’altra ancora dalla cima della struttura direttamente nel ring dopo lo sfondamento di un pannello del tetto.

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Nella settimana che porta a Hell in a Cell 2021 proprio Mick Foley, che oggi ha 56 anni e ha lottato l’ultimo incontro nel 2012, è stato l’ospite dell’ultima puntata delle Broken Skull Sessions, il programma condotto da Stone Cold Steve Austin in onda su Peacock. L’occasione giusta per ricordare il match e l’enorme eco che ha avuto nella memoria collettiva del WWE Universe, qualcosa che ha a lungo infastidito Foley che non voleva essere ricordato per un solo match. Idea cambiata dopo una conversazione avuta proprio con Undertaker.

“Una sera cominciamo a ricordare e Taker mi guarda – all’epoca mi chiamava ancora ‘Jack’, dai miei giorni come Cactus Jack –  e mi dice ‘Jack, quello che tu ed io abbiamo fatto quella notte sopravvivrà a entrambi. La gente parlerà di quella partita molto tempo dopo che ce ne saremo andati’. Fu quasi come se sentissi che questo peso mi veniva sollevato dalle spalle.”

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Un match per l’immortalità

Mick Foley ricorda un momento simile entrato nella storia, il match in cui Jimmy Snuka volò dalla cima della gabbia d’acciaio al termine di uno Steel Cage match, connettendo un Superfly Splash ai danni di “Magnificent” Don Muraco. Un incontro andato in scena al Madison Square Garden di New York e che spinse lui e le future stelle ECW Bubba Ray Dudley, Sandman e Tommy Dreamer, presenti tra il pubblico, a iniziare la carriera di wrestler.

“Poi ho capito: volevo far sentire le persone come mi sono sentito la notte in cui ho visto Snuka uscire da quella gabbia. E l’ho fatto. E sono troppo testardo per capirlo. Sapete quanti grandi lottatori ci sono stati nella nostra attività che non sono ricordati per niente? Non mi dà più fastidio che mi venga chiesto di quella partita ogni singolo giorno”.

Perché la WWE ha accorciato la durata delle entrance?

Utile ricordare che al termine di quel famoso incontro e di quei bump terribili, in cui Foley rischiò la vita, il diretto interessato fu raggiunto da Vince McMahon. L’owner della WWE lo ringraziò per quanto fatto ma gli disse: “Non voglio mai più rivedere una cosa del genere”.

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