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Vince McMahon

Vince McMahon ha rilasciato dichiarazioni importanti nell’assemblea dei soci WWE chiamati a discutere i guadagni del secondo trimestre 2021 andata in scena ieri. Sostanzialmente, il chairman della più importante compagnia di wrestling al mondo ha affermato di non temere la concorrenza della AEW di Tony Khan. Anzi, di non considerarla nemmeno reale concorrenza.

Forte dei bilanci e di introiti record nonostante l’anno vissuto nella Thunderdome Era, lontano dal pubblico live che da sempre è la forza della WWE e che rappresenta una grossa fetta delle sue entrate, McMahon ha ricordato la “Monday Night War” con la WCW di Ted Turner per poi affermare che le situazioni non sono neanche lontanamente paragonabili.

WWE, per Vince McMahon la AEW “non è concorrenza”

Vince McMahon sbaglia a sottovalutare la AEW?

“Non è certamente una situazione paragonabile a quella in cui Ted Turner cercava di raggiungerci sfruttando tutte le risorse che la Time Warner aveva a disposizione. Quella era una situazione diversa, la AEW si trova dove si trova. E non so davvero quali siano i loro piani.”

Queste le parole che hanno fatto discutere appassionati e addetti ai lavori, che si sono divisi tra chi sostiene che in effetti le entrate monstre della WWE danno ragione a Vince McMahon e chi invece afferma che sottovalutare la AEW potrebbe essere un errore fatale, dato che pur se a Stamford hanno negli anni diversificato gli investimenti il pro-wrestling resta il focus principale della compagnia.

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Tra questi sicuramente risulta WhatCulture, noto e seguitissimo sito specializzato che in un lungo e interessante articolo cerca di spiegare perché sottovalutare la concorrenza, addirittura non considerandola nemmeno tale, potrebbe essere un errore che McMahon rischia di pagare caro.

Proprio dopo aver superato la WCW, infatti, la WWE ha perso l’occasione per monopolizzare completamente il mercato. Ha creduto di farlo, trovando metodi innovativi per generare denaro e non dipendere più dalle vendite dei biglietti e dei PPV – accordi televisivi, merchandising, tournée – ma è rimasta carente nel “prodotto wrestling” confidando troppo sulla fedeltà del suo Universe.

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Numeri innegabili

Che lentamente, e questo è un dato di fatto, la sta abbandonando: recentemente RAW ha registrato il più basso numero di spettatori di sempre, il trend iniziato nel 2014 non sembra fermarsi e tanti fan della prima ora sono stufi di guardare una compagnia sempre uguale a se stessa e incapace di innovare e rinnovarsi.

Naturale che chi si è stancato del prodotto possa mollare il wrestling oppure oggi, nel 2021 e dal 2019, optare per la AEW. Che offre uno spettacolo settimanale di altissimo livello e lo fa con molte superstar costruite in casa. I numeri non mentono: i ratings della WWE scendono, quelli di Dynamite salgono così come le aspettative intorno alla fantastica creatura di Tony Khan, che ha ridefinito il concetto di wrestling negli Stati Uniti.

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Per WhatCulture, in sostanza, ruota tutto intorno al wrestling. Quello che la AEW non si scorda essere il suo obiettivo e che riesce a offrire con passione, quello che la WWE da tempo – e nonostante le sbandierate entrate record – continua a trascurare con storyline noiose se non insulse. Alla fine dei conti, ai fan di quanti soldi in tasca abbia in più Vince McMahon non importa niente. E un giorno potrebbe essere troppo tardi per cambiare rotta.

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