Nella mia ora di libertà testo e significato canzone Fabrizio De Andrè

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Nella mia ora di libertà è il brano scelto da Giovanni Truppi per la serata dei duetti al Festival di Sanremo: scopriamo il testo e il significato della canzone di Fabrizio De Andrè.

Nella quarta serata del Festival di Sanremo 2022, quella dedicata alle cover e ai duetti, Giovanni Truppi si esibisce insieme a Vinicio Capossela in uno dei brani più celebri di Fabrizio De André: nella mia ora di libertà. Scopriamo il testo e il significato della canzone.

Nella mia ora di libertà: il significato della canzone

Nella mia ora di libertà è il brano che mette fine all’album Storia di un impiegato. Il protagonista, finito in carcere, riflette sul gesto che ha compiuto e su tutti i suoi trascorsi. La prigione è il luogo dell’intimità, in cui il singolo si ritrova solo con sé stesso e ha tutto il tempo per pensare e riflettere. Qui però l’impiegato vive anche la sua prima esperienza collettiva, perché trova tanti altri come lui, prigionieri spersonalizzati con cui può formare un corpo unico che può avere la forza di sovvertire il potere costituito, quello che lo ha mandato in carcere.

E’ una delle canzoni meno conosciute del cantautore ligure, di certo è più nota al grande pubblico Bocca di Rosa o la toccante storia di Marinella. Eppure è la canzone scelta per quarta serata di Sanremo 2022 da Giovanni Truppi come cover per i duetti. Il brano è molto intimista e può essere letto come la difficoltà di chi sente emarginato a farsi accettare dal branco.

Nella mia ora di libertà: il testo della canzone

Di respirare la stessa aria
D’un secondino non mi va
Perciò ho deciso di rinunciare
Alla mia ora di libertà
Se c’è qualcosa da spartire
Tra un prigioniero e il suo piantone
Che non sia l’aria di quel cortile
Voglio soltanto che sia prigione
Che non sia l’aria di quel cortile
Voglio soltanto che sia prigione

È cominciata un’ora prima
E un’ora dopo era già finita
Ho visto gente venire sola
E poi insieme verso l’uscita
Non mi aspettavo un vostro errore
Uomini e donne di tribunale
Se fossi stato al vostro posto
Ma al vostro posto non ci so stare
Se fossi stato al vostro posto
Ma al vostro posto non ci so stare

Fuori dell’aula sulla strada
Ma in mezzo al fuori anche fuori di là
Ho chiesto al meglio della mia faccia
Una polemica di dignità
Tante le grinte, le ghigne, i musi
Vagli a spiegare che è primavera
E poi lo sanno, ma preferiscono
Vederla togliere a chi va in galera
E poi lo sanno, ma preferiscono
Vederla togliere a chi va in galera

Tante le grinte, le ghigne, i musi
Poche le facce, tra loro lei
Si sta chiedendo tutto in un giorno
Si suggerisce, ci giurerei
Quel che dirà di me alla gente
Quel che dirà ve lo dico io
Da un po’ di tempo era un po’ cambiato
Ma non nel dirmi amore mio
Da un po’ di tempo era un po’ cambiato
Ma non nel dirmi amore mio

Certo bisogna farne di strada
Da una ginnastica d’obbedienza
Fino ad un gesto molto più umano
Che ti dia il senso della violenza
Però bisogna farne altrettanta
Per diventare così coglioni
Da non riuscire più a capire
Che non ci sono poteri buoni
Da non riuscire più a capire
Che non ci sono poteri buoni

E adesso imparo un sacco di cose
In mezzo agli altri vestiti uguali
Tranne qual è il crimine giusto
Per non passare da criminali
Ci hanno insegnato la meraviglia
Verso la gente che ruba il pane
Ora sappiamo che è un delitto
Il non rubare quando si ha fame
Ora sappiamo che è un delitto
Il non rubare quando si ha fame

Di respirare la stessa aria
Dei secondini non ci va
E abbiam deciso di imprigionarli
Durante l’ora di libertà
Venite adesso alla prigione
State a sentire sulla porta
La nostra ultima canzone
Che vi ripete un’altra volta
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti

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