Drag Queen significato: è uomo o donna? Basta omotransfobia!

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Negli ultimi mesi in Italia si è parlato molto di drag queen, concetto ormai ampiamente comune negli Stati Uniti e non solo, al punto da essere da tempo un fenomeno culturale di massa. Nel nostro Paese, come spesso accade, si arriva a certi traguardi con un po’ di ritardo. Per questo motivo nel 2022 risulta ancora di fondamentale importanza spiegare cosa si intenda per drag queen.

Qual è il significato dell’espressione drag queen? C’è ancora gente che rigetta qualsiasi forma di conoscenza che risulti al di fuori della propria ristretta cerchia culturale (solitamente microscopica). Per questo motivo si preferisce pronunciare parole a caso, senza conoscerne il vero significato, molto spesso con la speranza di offendere e ferire. Si parla così di trans (con disprezzo e timore) per chiunque osi indossare una parrucca. Non sarà questo articolo a gettare luce nel mondo oscuro di questi soggetti, ma almeno proverà a dare una spiegazione esaustiva e non omofoba ai pochi interessati a capire e non giudicare.

Drag Queen significato e traduzione

Come dicevamo, si è parlato molto di drag queen negli ultimi mesi. Spesso in maniera errata. L’espressione è stata cercata su Google e sui social dopo l’esaltante apparizione di Drusilla Foer a Sanremo 2022, dove è stata co-conduttrice per una serata. Anche in questo caso, però, occorre sottolineare l’errore. Per Drusilla Foer si parla di un personaggio en travesti. Non ci soffermiamo ulteriormente perché non è questo l’articolo adatto. Basti solo sapere che quando si parla di drag queen si fa riferimento a un mondo ben differente.
Se vogliamo spiegare in breve cosa voglia dire essere drag queen, si può semplicemente che si tratta di un inno alla libertà assoluta. Mostrarsi per come si è e sfoderare la propria arte vuol dire essere drag queen.

Analizziamo però il tutto in maniera più approfondita, offrendo anche un po’ di cenni storici, così da capire quanto radicato e culturalmente profondo sia questo fenomeno sociale. Un errore comune è quello di ritenere che si tratti unicamente di uomini omosessuali che amano vestirsi da donna e non prendono in considerazione l’idea di un cambio di sesso. Ancora una volta ciò dimostra la necessità di semplificare e sminuire ciò che non ci appartiene.

Esistono due versioni relative all’origine dell’espressione drag queen. La prima, storicamente interessante, fa riferimento al mondo del teatro e dello spettacolo. Fino al termine del 1600 non era concesso alle donne recitare in scena. Erano gli uomini a interpretare tutti i ruoli. A differenza di oggi, però, secoli fa nessuno osava attaccare chi indossava abiti femminili in scena, pur vantando un pene tra le gambe. Nessun attacco alla propria virilità, solo arte.

Pare che drag possa derivare dal verbo “to drag”, ovvero trascinare, con riferimento ai lunghi abiti, sottane e quant’altro, che di fatto venivano trascinati in scena dagli uomini in costume. Per altri, invece, si tratterebbe di un acronimo: dressed resembling a girl, ovvero vestirsi per somigliare a una ragazza.

Drag Queen la storia

Tra gli anni ’20 e ’30 negli Stati Uniti si diffuse il vaudeville, ovvero un tipo di commedia satirica originaria della Francia del Settecento. In scena era possibile apprezzare le drag queen come vere e proprie protagoniste. Prime donne apprezzatissime anche negli anni del Proibizionismo, divenendo delle vere e proprie star negli speakeasy, ovvero i locali illegali che servivano alcolici.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la situazione divenne incandescente. L’ignoranza dilagante spingeva ad accomunare una forma d’arte e di libera espressione all’adescamento. Nacque la regola dei tre capi, che di fatto evitava l’arresto, e magari dure percosse, dimostrando di indossare almeno tre capi ritenuti conformi al proprio genere.
Uno dei nomi più famosi di quest’epoca di lotta è quello di José Sarria. Denunciato per adescamento, vide il suo nome sbattuto sui giornali. Dovette dire addio alle proprie prospettive lavorative ma si fece portanome di una battaglia sociale. Nel 1961 si candidò al consiglio cittadino e venne eletto.

Di lui resterà in eterno la frase: “United we stand, divided they’ll catch us one by one (Uniti possiamo resistere, divisi ci prenderanno uno a uno”.
Negli anni ’70 si diffusero i drag ball, ovvero feste a tema che portarono alla nascita di vere e proprie generazioni dedite al mondo delle drag queen. A portare avanti la lotta furono in tante ma si ricordano i nomi di Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson. In questa fase due differenti battaglie si unificarono. Le drag queen trovarono così spazio sotto la bandiera LGBT. Insieme per un futuro di libertà, sessuale, ideologica ed espressiva.

Drag queen e travestiti

Fortunatamente il mondo sta ponendo maggiore attenzione ai termini che si utilizzano. È necessario lasciarsi alle spalle parole come travestiti e non solo. Si parla oggi di cross-dresser, che non sono accomunabili alle drag queen. È tempo di capire che vivere di drag vuol dire vivere d’arte. Si parla di cross-dresser invece in riferimento a una persona che indossa abiti solitamente associati all’altro sesso, come forma di espressione del genere che lo/la rappresenta.

Drag queen e Drag king

Perché è errato dire che il mondo drag fa riferimento unicamente agli uomini? Semplice, perché esistono i Drag king e soprattutto perché la libertà d’espressione non può essere catalogata. Il fenomeno nasce nella stessa epoca e vide Vesta Tilley come una vera e propria pioniera. Anche in questo caso si deve parlare di forma d’arte, il che richiede grande tecnica, preparazione e duro lavoro. Dal bending, ovvero le fasciature per appiattire il seno, al contouring, cioè il trucco per rimarcare precisi tratti del viso, fino al packing, per offrire una forma specifica tra le cosce.

RuPaul’s Drag Race

Il mondo della televisione è di fondamentale importanza, così come quello dei social, per riuscire a superare una visione corrotta e retrograda del mondo. Per quanto riguarda questo tema nello specifico, in pochi sono riusciti a fare tanto quanto RuPaul. Dal 2009 a oggi ha portato negli Stati Uniti e nel mondo il suo RuPaul’s Drag Race, gara tra drag queen che offre spazio ad artisti di immenso talento, offrendo intrattenimento e lezioni culturali. Più di 170 episodi disponibili su Netflix, per chi volesse recuperarli in streaming, che hanno ispirato anche la versione italiana.

Drag Race Italia è uno dei motivi per i quali si è tornati a parlare di drag queen in questo Paese negli ultimi mesi. Condotto da Tommaso Zorzi, Priscilla e Chiara Francini, lo show è diviso in sei puntate e ricalca lo schema del programma americano. Per vederlo è possibile accedere a Discovery+ o in chiaro su Real Time.

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