Il canto lirico italiano perché è riconosciuto dall’UNESCO

Il canto lirico italiano perché è riconosciuto dall’UNESCO

Il 6 dicembre 2023 sarà per sempre ricordato come un momento epocale nella storia culturale d’Italia e, per estensione, nel panorama globale. L’UNESCO, l’agenzia culturale delle Nazioni Unite, ha dichiarato il canto lirico italiano Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Questa distinzione celebra di sicuro una forma d’espressione artistica e senza dubbio riconosce anche la ricchezza della tradizione musicale italiana e il suo impatto sulla scena internazionale.

Il cammino verso il riconoscimento

La proclamazione dell’UNESCO per la lirica tricolore è il culmine di un viaggio arduo iniziato nel 2011 da cantanti solisti. Questi artisti hanno formato l’associazione “Cantori Professionisti d’Italia” con l’obiettivo di unire la categoria e promuovere il dialogo su vari aspetti, dalla difesa e diffusione del valore della musica alla conservazione del teatro d’opera come eccellenza e patrimonio della cultura italiana. Dopo il rifiuto iniziale nel 2014, la candidatura ha guadagnato un sostegno significativo coinvolgendo artisti, lavoratori teatrali, studenti e insegnanti di conservatori, nonché amanti del repertorio operistico.

Secondo il baritono Roberto Abbondanza, presidente di Assolirica, c’è più di un motivo del perché è patrimonio dell’UNESCO il canto lirico italiano, il principale è l’unicità. Questo grande risultato secondo il leader ha incentivato la necessità di ampliare il pubblico, forse di nicchia, di questo ramo della musica, puntando a coinvolgere gli organismi istituzionali che producono spettacoli, operette e grandi classici. Assolirica, in prima linea, ha fatto da aggregatore per veicolare questi sforzi di piccole realtà, lavorando per unire i piccoli imprenditori del canto lirico. Anche il gioco di squadra è servito al movimento per ottenere lo straordinario riconoscimento che ancora oggi è un vanto.

Una scommessa dell’Italia sul Belcanto: la storia

La candidatura, sostenuta da una votazione telematica del consiglio direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, è stato il primo passo verso l’inclusione ufficiale nella lista dei Patrimoni Culturali Immateriale, a partire dal 2023. La speranza era che l’UNESCO desse il suo via libera nel dicembre 2023, conferendo al canto lirico uno status di protezione globale. Lucia Borgonzoni, sottosegretaria alla Cultura, aveva fiducia nel dossier presentato, affermando che è di “altissimo livello”, supportato dal fatto che l’Italia vanta il maggior numero di siti e beni riconosciuti dall’UNESCO.

Il riconoscimento dell’UNESCO non sarebbe stato solo un titolo onorifico; sarebbe diventato un catalizzatore per il rinascimento del Belcanto e così è stato. Sono stati infatti organizzati festival, programmi di formazione nelle scuole e la creazione di eventi distintivi come la “Giornata Mondiale del Canto Lirico” e un premio internazionale. Queste iniziative non solo hanno celebrato la ricchezza del Belcanto, ma hanno contribuito anche al rilancio di un settore duramente colpito dalla pandemia e dai nuovi gusti musicali dei giovani.

La pandemia e la Lirica: una sfida unica

La pandemia colpí duramente il mondo della lirica, essendo uno dei primi settori a chiudere e affrontando ostacoli unici legati alle restrizioni associate al canto. Lucia Borgonzoni ha evidenziato la vulnerabilità dei lavoratori del settore, esclusi dagli ammortizzatori sociali a causa della natura specifica delle loro occupazioni.

La comunità del canto lirico in Italia, composta da oltre 30 mila professionisti e appassionati, rappresenta una vasta gamma di talenti e passioni. Dai cantanti agli insegnanti, dagli storici agli amanti della musica, tutti condividono una passione per questo stile di canto fisiologicamente controllato, che mette in risalto la potenza della voce in modo unico.

Leggi anche: Andy Bluvertigo quadri e musica: cosa fa oggi e la reunion con Morgan

Il verdetto del Botswana: una celebrazione trascendentale

La decisione è stata annunciata durante una riunione della Commissione UNESCO in Botswana, nell’Africa meridionale. L’Italia non si vanta solo del riconoscimento per il canto lirico, ma celebra anche l’inclusione di altri due elementi nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità: l’irrigazione tradizionale e la transumanza stagionale del bestiame.

Gennaro Sangiuliano, Ministro della Cultura, ha espresso la sua soddisfazione per il “lavoro lungo e articolato” che ha portato a questa “grande eccellenza della nostra nazione” al riconoscimento dell’UNESCO.

Una distinzione unica in un mosaico culturale

Il patrimonio culturale immateriale dell’umanità secondo l’UNESCO comprende tradizioni trasmesse all’interno di una comunità, dalle pratiche sociali ai rituali, dalle espressioni artistiche alle pratiche legate alla natura e all’arte. L’Italia vanta già 19 elementi riconosciuti, tra cui il teatro dei Pupi siciliani e l’arte dei pizzaioli napoletani.

Questo traguardo mette in evidenza la diversità e la ricchezza culturale dell’Italia, condividendo con il mondo l’essenza del suo arte lirico, una forma d’espressione che ha superato confini ed emozionato pubblici di ogni angolo del pianeta.

La dichiarazione dell’UNESCO sul canto lirico italiano è più di una distinzione; è un omaggio alla creatività, alla passione e alla maestria di una nazione che ha influenzato profondamente il campo artistico. L’Italia condivide il suo tesoro culturale con il mondo, contribuendo alla preservazione e all’apprezzamento di un patrimonio che trascende le generazioni. Al centro di questa dichiarazione c’è una celebrazione della bellezza immortale della musica e del canto, una gemma che ha conquistato il palcoscenico mondiale e che ora brilla ancor di più come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Copyright Image: ABContents