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nobili decadute

Ci sono squadre che hanno incantato. Storie nelle storie. Favole, imprese, record che non portano la firma delle solite note. Squadre di provincia capaci di far sognare intere città e, spesso, intere regioni. Questa rubrica si propone di effettuare un tuffo all’indietro nel tempo, ripercorrendo la storia di società dal glorioso passato piombate ora nell’anonimato e invischiate nelle categorie inferiori. In questo spazio vi mostreremo che fine hanno fatto, sperando che i mitici anni 80/90 del mondo del calcio vi sembrino, dopo averci letto, meno lontani.

Oggi ci occupiamo di una squadra che ha attirato spesso su di sè le attenzioni dell’intera stampa nazionale (e non solo). Una squadra capace di imprese eroiche come battere l’Inter degli “invincibili” di Herrera e di legare a doppio filo il proprio nome al calcio-spettacolo, grazie alle gesta di una serie di calciatori scoperti dalle categorie inferiori e lanciati senza remore in A da Zdenek Zeman. Oggi ci addentriamo nel mondo rossonero, andando alla scoperta di storia, imprese e delusioni sportive del Foggia.

scudo foggia

Una delle prime squadre di Foggia, lo "Sporting Club Foggia", nel 1923.
Una delle prime squadre di Foggia, lo “Sporting Club Foggia”, nel 1923.

LE ORIGINI – I primi calci ad un pallone, a Foggia, vennero dati ben presto. Correva l’anno 1909 quando fu fondata la Daunia, prima squadra della città, che scelse i colori bianco-neri. Dopo solo qualche mese dalla sua fondazione però, la società si sciolse e dalle sue ceneri nacquero due squadre che diedero vita alla prima, molto sentita, rivalità calcistica cittadina: SardegnaUnione Sportiva. I foggiani si resero ben presto conto che sarebbe però stato meglio concentrare sforzi e risorse su un’ unica squadra cittadina, così avvenne la fusione tra le due società che si unirono sotto il nome dell’ Unione Sportiva Atleta. Nell’immediato dopo guerra, periodo in cui, ovviamente, l’attività calcistica passò in secondo piano a Foggia come in tutt’Italia, dall’ulteriore fusione tra l‘U.S. Atleta e altre due società minori nacque lo Sporting Club Foggia, compagine che scelse di vestirsi di rossonero. Perchè? I due giocatori più rappresentativi della squadra, i fratelli Tiberini (milanesi e milanisti), impegnati per lavoro sull’asse Foggia-Milano, decantavano in ogni occasione le gesta del diavolo e ottenero che i colori sociali diventassero gli stessi del più blasonato Milan.

Nella stagioni 1932-33, l’ Unione Sportiva Foggia (divenuta tale dopo un’ulteriore fusione tra lo Sporting ed un’altra società), conquistò la prima promozione in B grazie alla guida del magiaro Bèla Karoly e alle reti delle “3 emme”, Marchionneschi, Montanari e Marchetti. Dopo 3 annate in B, il Foggia retrocesse in C dove rimase per 8 anni. Fino agli sessanta la Foggia calcistica non visse annate esaltanti, partecipando in gran parte a campionati di C e IV serie, intervallati da qualche illusoria apparizione in B. Poi, nel 1961, salì al timone della società Domenico Rosa Rosa (detto Mimì) che affidò con successo la panchina dei rossoneri ad Oronzo Pugliese, capace di condurre la squadra immediatamente in B nel 1962 al termine di un campionato da infarto.

PROMOZIONE IN A – La prima annata in B fu ottima e il Foggia la chiuse al quinto posto, togliendosi parecchie soddisfazioni come il 7-2 in casa dell’Udinese: non un’impresa facile, considerando che a difendere la porta friulana era niente poco di meno che Dino Zoff. Questa stagione non fu, però, che l’antipasto alla storica annata 1963-64, al termine della quale i rossoneri finirono in A per la prima volta. La grinta di Pugliese, i gol del bomber di Secondigliano Cosimo Nocera e il gran carattere della squadra, imbattuta da novembre a maggio, trasformarono il sogno in realtà: con una giornata d’anticipo il Foggia approdò in serie A (nonostante la sconfitta di Varese) e le cronache del tempo parlano di festeggiamenti inenarrabili, con la città descritta come un “manicomio senza porte”.

Il Foggia conquista la promozione in A e si scatena la festa.
Il Foggia conquista la promozione in A e si scatena la festa.

Il primo anno di A fu denso di soddisfazioni per gli uomini di Pugliese. Epico e indimenticalbile fu il successo contro l’Inter di

I giornali nazionali celebrano il successo dei rossoneri contro l'Inter.
I giornali nazionali celebrano il successo dei rossoneri contro l’Inter.

Herrera, reduce dai successi in Coppa dei Campioni e in Intercontinentale, futura campione d’Italia e squadra praticamente imbattibile (perse solo due partite in campionato contro Milan e, appunto, Foggia). Il 31 gennaio del 1965, in uno stadio pieno all’inversosimile, gli uomini del “mago di Turi” riuscirono a battere i nerazzurri per 3-2 grazie ad una doppietta decisiva di Nocera. Fu probabilmente il successo di maggior prestigio della storia del Foggia, reso ancor più particolare da un aneddoto. Pare che Padre Pio, il giorno prima della gara, avesse annunciato ai giocatori dell’Inter: “Vincerete lo scudetto, ma perderete domani a Foggia”. La città impazzì di gioia e si racconta che i tifosi, nei giorni seguenti la gara, si recassero nella villa dove erano situati degli altoparlanti e effettuassero la cronaca della partita, esultando tutti insieme come se i gol fossero vissuti in diretta. Il Foggia, poi, chiuse al nono posto e salutò Oronzo Pugliese, allenatore burbero ma entrato indelebilmente nella storia calcistica foggiana.

Dopo un sofferto 12° posto nella stagione successiva, nel campionato 1966-67 il Foggia retrocesse in B a causa di un inizio disastroso e al mancato contributo del suo attacante principe, Cosimo Nocera, autore in quell’annata di sole 4 reti.

SOGNO COPPA ITALIA E RITORNO IN A – Dopo un buon quarto posto, nella stagione 1968-69 la società passò nelle mani di Antonio Fesce, un presidente che ha scritto pagine importanti nella storia calcistica foggiana. Il patron ingaggiò come allenatore Tommaso Maestrelli per puntare al ritorno in A. Nonostante gli investimenti societari la squadra non andò benissimo in campionato, chiudendo all’ottavo posto. In Coppa Italia, però, la squadra della Capitanata sfiorò un successo clamoroso. Dopo aver battuto il Napoli nei quarti di finale in uno storico doppio confronto, il Foggia approdò al girone finale di Coppa Italia: la regola di quei tempi prevedeva, infatti, un girone all’italiana con partite d’andata e ritorno tra le quattro finaliste che, quell’anno, erano Roma, Torino, Cagliari e, appunto, Foggia. Alla vigilia dell’ultima giornata i rossoneri avrebbero potuto aggiudicarsi la Coppa in caso di vittoria con 3 gol di scarto contro la Roma. Non ce la fecero (finì 3-1 per i giallorossi che si aggiudicarono il titolo), ma il raggiungimento della fase finale rappresenterà per sempre motivo d’orgoglio per i tifosi foggiani: poche squadre militanti in B (solo Ancona, Catanzaro, Padova, Palermo, Varese oltre ai rossoneri) hanno raggiunto la finale della manifestazione nazionale. L’anno successivo fu un trionfo che ebbe il suo culmine nell’ultima giornata contro il Livorno, partita vinta 2-0, con gli uomini di Maestrelli che approdarono nuovamente in serie A.

PERIODO ALTALENANTE E SERIE C – Dopo un solo anno di A il Foggia retrocesse in B sotto la guida di Toneatto e cominciò un periodo molto altalenante che vide i satanelli oscillare continuamente tra A e B (sulla panchina si avvicendarono i vari Maldini, Balestri e Puricelli, giusto per citare alcuni allenatori di quel periodo) fino al 7 maggio 1978, data della retrocessione in cadetteria che diede il là ad un periodo di crisi nera per il Foggia. L’anno immediatamente successivo, infatti, dopo l’abbandono dello storico patron Fasce, il Foggia ottenne la seconda retrocessione consecutiva, sprofondando in C sotto la guida di Cinesinho. La carovana di 8.000 tifosi che accompagnò la squadra sul neutro di Napoli per l’ultima giornata, una sorta di spareggio contro il lanciatissimo Pescara, non servì a nulla. Il Foggia retrocesse in C, categoria dove, esclusa una parentesi di 3 anni, rimase fino alla stagione 1988-89.

Zdenek Zeman. L'allenatore boemo legò indissolubilmente il suo nome a quello della città pugliese.
Zdenek Zeman. L’allenatore boemo legò indissolubilmente il suo nome a quello della città pugliese.

CASILLO E LA B – Nella stagione 1988-89 il nuovo patron, l’ambizioso “Re del grano” Pasquale Casillo, stanco di investire per una squadra che non riusciva ad abbandonare la palude della serie C, presentò il campionato come un’annata di transizione. Venne ingaggiato il tecnico palermitano Pino Caramanno, a cui si mise a disposizione una squadra dai più considerata mediocre e “vecchia” (si pensi ai vari Barone, Ferrante, Codispoti) che poteva ambire al massimo ad una salvezza da ottenere grazie alle reti di bomber Lunerti. La squadra però stupì tutti e chiuse al secondo posto ottenendo la promozione, al termine di un vero e proprio spareggio a Trapani contro il Palermo, ancora in lizza per la promozione diretta. Finì 1-1 grazie ad una rete proprio di un palermitano, Nuccio Barone, che fece impazzire un’altra volta Foggia: allo “Zaccheria” circa 10.000 tifosi stavano ascoltando in diretta la radiocronaca di Peppino Baldassarre che al fischio finale scoppiò in un “Nuntio vobis gaudium magnum..” interrotto dal boato dei tifosi. Caramanno non tornò dalla Sicilia a festeggiare con la squadra poichè sapeva che il patron Casillo aveva deciso di puntare alla serie A cambiando guida tecnica e affidandola nuovamente (dopo l’infruttuosa annata 1986-87) a Zdenek Zeman.

IL FOGGIA DEI MIRACOLI – Il tecnico boemo ci mise ben poco a far ricredere gli scettici e in coabitazione col ds Peppino Pavone costruì un macchina perfetta. Una preparazione

durissima (celebri i salti e le corse sui gradoni dello stadio) eseguita da giocatori allora sconosciuti poi trasformati in calciatori di primo livello (si pensi al terzino Codispoti, unico giocatore capace di “lanciarsi da solo”, a detta di Zeman), fecero sì che il 4-3-3 del tecnico risultasse incontrollabile per gli avversari. Spettacolo e gol grappoli, ritmi forsennati e divertimento: questo era il menu domenicale servito ai tifosi Foggiani. Signori, Di Biagio, Rambaudi, Baiano, Kolyvanov e tanti altri trasformarono il sogno di un’intera provincia in realtà: nel ’91 arrivò la promozione in A, categoria in cui i pugliesi attirarono su di sé i riflettori di tutta Italia. Due noni posti, intervallati da un undicesimo piazzamento, portarono i rossoneri ad un passo dall’Europa. Tante le soddisfazioni che “il Foggia dei miracoli” si tolse, come le vittorie contro le big italiane, annichilite dalla rapidità degli uomini di Zeman. Venne coniato l’aggettivo Zemanlandia, particolarmente calzante per rendere l’idea del “parco divertimenti” allestito dal boemo, che è anche il titolo del documentario di Giuseppe Sansonna dedicato alla squadra della Capitanata e che qui vi proponiamo:

Con l’addio di Zeman iniziò il periodo buio del Foggia che retrocesse in B al termine della stagione 1994-95 e poi in C1 e C2 consecutivamente (1997-98 e ’98-99).

ANNI BUI E SITUAZIONE ATTUALE – Dopo 4 anni in C2 dove il risultato migliore fu una finale play-off persa contro il Paternò, nella stagione 2002-03, sotto l’abile guida del tecnico Pasquale Marino e grazie ai gol di De Zerbi e Del Core, il Foggia tornò in C1 e vi rimase per 8 anni, contrassegnati da difficoltà economiche e cambi di società. Nel 2010/2011 il patron tornò ad essere Casillo che riportò Zeman a Foggia, stavolta senza successo sul piano dei risultati (la squadra arrivò solo sesta, lanciando però grandi talenti come Lorenzo Insigne e Marco Sau). Alla fine della stagione 2011-12 il patron non iscrisse la squadra al campionato. L’eredità dell’U.S.Foggia è stata raccolta dall’attuale prima realtà cittadina, il Foggia Calcio S.r.l., ripescato l’estate scorsa in Seconda divisione dopo un anno in D. Dopo due giornate i rossoneri hanno totalizzato un pareggio all’esordio contro l’Aprilia allo “Zaccheria” e una sconfitta per 2-0 a Teramo. La strada per il ritorno in Prima divsione, obiettivo preannunciato dalla nuova società, è dunque in salita.

Pasquale Padalino è l'allenatore del nuovo Foggia. Il suo obiettivo è portare in Prima divisione i satanelli.
Pasquale Padalino è l’allenatore del nuovo Foggia. Il suo obiettivo è portare in Prima divisione i satanelli.