Invictus: la storia vera di Nelson Mandela e François Pienaar

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La vera storia di Invictus – L’invincibile, il film del 2009 diretto da Clint Eastwood sul rapporto tra Nelson Mandela e il rugbista François Pienaar.

Invictus – L’invincibile è un film di Clint Eastwood che ha avuto un grande successo, portando alla candidatura all’Oscar e al Golden Globe i suoi due attori protagonisti, Morgan Freeman e Matt Damon, che interpretano rispettivamente Nelson Mandela e François Pienaar.

Com’è facile immaginare, si tratta di una storia vera, anche se la pellicola è direttamente tratta da un romanzo, Ama il tuo nemico di John Carlin, il quale ha sua volta riprende fatti realmente accaduti. Ecco cosa è successo nella realtà.

La vera storia dietro Invictus – L’invincibile

Per capire la vera storia che sta alla base di questo film di Clint Eastwood, occorre conoscere la situazione del Sudafrica all’inizio degli anni Novanta: Nelson Mandela era stato uno strenuo oppositore del regime razzista bianco dell’apartheid, e solo nel 1990 era stato liberato dalla prigione, mentre il paese di avviava alla democratizzazione. Nel 1994 si presentò alle elezioni e le vinse, venendo eletto Presidente (il primo nero della storia del paese a ricoprire la carica).

Mandela aveva l’arduo compito di portare il paese fuori dall’odio razziale e dalla feroce contrapposizione tra una maggioranza nera a lungo discriminata e una minoranza bianca che non si voleva rassegnare a perdere il potere. Per questo identificò nel Mondiale di rugby che si sarebbe svolto nel paese nel 1995 uno strumento fondamentale di unificazione nazionale.

Il rugby era da sempre considerato, in Sudafrica, uno sport per bianchi. Le politiche razziste avevano portato all’emarginazione del Sudafrica dallo sport internazionale, per cui il Mondiale in casa significava anche il ritorno della Nazionale, gli Springboks, alle competizioni ufficiali. François Pienaar aveva 28 all’epoca, ed era diventato il capitano della squadra dopo il ritiro del veterano Naas Botha, trovandosi con il duro compito di guidare una squadra essenzialmente bianca e che non aveva il supporto di tutta la popolazione sudafricana, ma che trovò quello del Presidente Mandela.

Il rapporto tra i due servì a cementificare le fondamenta del nuovo Sudafrica, e fu d’impulso per migliorare l’immagine pubblica degli Springboks e del rugby in generale nel paese. La conquista del titolo mondiale suggellò infine questa alleanza, diventando una pietra angolare del Sudafrica del futuro.

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