Benjamin Button storia vera: che fine ha fatto protagonista nella realtà

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Benjamin Button è il personaggio protagonista del film Il curioso caso di Benjamin Button, diretto nel 2008 da David Fincher: ma qual è la sua vera storia?

Il curioso caso di Banjamin Button è un suggestivo film di David Fincher con Brad Pitt protagonista, che racconta le avventure di un uomo affetto da una bizzarra malattia che, invece di farlo invecchiare, lo rende via via sempre più giovane, facendogli vivere una vita al contrario.

Una vicenda surreale che ha portato molti a interrogarsi su cosa l’abbia ispirata e se fosse ispirata a fatti realmente avvenuti. Il film è direttamente tratto dall’omonimo racconto scritto nel 1922 da Francis Scott Fitzgerald (il celebre autore de Il grande Gatsby), ma non sarebbe corretto dire che quella di Fincher sia un’opera completamente di fantasia. Eccovi allora la storia del vero Benjamin Button.

Chi era il vero Benjamin Button e che fine ha fatto

Il vero Benjamin Button si chiamava Sam Berns, ma ovviamente la sua vita ricorda solo marginalmente quella del protagonista del film interpretato da Brad Pitt: il punto di contatto tra i due, che ha portato molti a collegare Berns al personaggio del film di Fincher, è la malattia da cui era affetto, ovvero la sindrome di Hutchinson-Gilford.

Non è esattamente quello che accade a Benjamin Button, però: questa rarissima malattia, che si stima colpisca appena una persona su 8 milioni, causa un invecchiamento precoce, che porta a morire in giovane età. La parte sul ringiovanimento, quindi, è pura fantasia.

Berns è diventato celebre grazie al documentario del 2013 Life According to Sam, che lo ha reso il più famoso individuo al mondo affetto dalla Progeria (un altro nome con cui è noto questo disturbo). All’epoca, aveva appena 16 anni, e sarebbe morto un anno dopo l’uscita del film su di lui.

Va quindi precisato che parlare di “vero Benjamin Button” è esagerato, in primo luogo perché non si tratta dell’unica persona affetta da questa sindrome, e in secondo luogo perché il racconto da cui è tratto il film è di molto posteriore alla nascita di Berns. L’autore rivelò di essere stato ispirato da una frase di Mark Twain sul fatto che è un peccato che la parte migliore della nostra vita venisse all’inizio e la peggiore alla fine, e non certo da una malattia di cui si è iniziato a capire qualcosa solo a partire dal 2003.