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nobili decadute

Ci sono squadre che hanno incantato. Storie nelle storie. Favole, imprese, record che non portano la firma delle solite note. Squadre di provincia capaci di far sognare intere città e, spesso, intere regioni. Questa rubrica si propone di effettuare un tuffo all’indietro nel tempo, ripercorrendo la storia di società dal glorioso passato piombate ora nell’anonimato e invischiate nelle categorie inferiori. In questo spazio vi mostreremo che fine hanno fatto, sperando che i mitici anni 80/90 del mondo del calcio vi sembrino, dopo averci letto, meno lontani.

Stavolta vi raccontiamo la storia di una società di un capoluogo di regione. La storia dei Reds nostrani, sorti nel 1905 e che, tra un cambio di denominazione e l’altro, hanno toccato la massima serie in due occasioni, giungendo anche ad una storica finale di coppa Italia. Una squadra che, attualmente, sta faticando ad uscire dalle sabbie mobili della serie D, ma che sembra aver finalmente intrapreso la strada giusta. Curiosità, aneddoti e risultati sportivi: eccovi la storia dell’Ancona.

ancona 1905

LE ORIGINI – L’Unione Sportiva Anconitana nacque nel marzo del 1905 in un magazzino dello storico teatro cittadino “delle Muse”. Come accadde quasi dovunque, furono i marinai inglesi che giungevano nel porto marchigiano ad introdurre il gioco del calcio, o meglio del football, praticandolo sul molo e sfidando la gente del posto. Determinante, poi, per lo sviluppo dell’attività calcistica ad Ancona, fu il giovane Pietro Recchi, che, recatosi in Inghilterra per motivi lavorativi, tornò in città con undici casacche rosse. Il ragazzo, infatti, aveva assistito, innamorandosene, ad una partita del Liverpool e aveva deciso di acquistare le stesse divise che avrebbero dovuto vestire la squadra della sua città. I primi incontri erano, come anticipato, delle sfide fra l’Anconitana e i marinai inglesi. La prima partita di cui si ha memoria, risale al 19 febbraio 1911: avversari dei marchigiani furoni i marinai inglesi del piroscafo Britannia (l’incontro si concluse in parità).

Una delle prime formazioni dell'Ancona con divisa rossa e calzoncini bianchi.
Una delle prime formazioni dell’Ancona con divisa rossa e calzoncini bianchi.

Dopo altre avvincenti sfide con i marinai del Peruvian e del Vettor Pisani, i biancorossi disputarono i primi tornei amatoriali, non disdegnando qualche capatina al di fuori dei confini regionali (la prima tasferta fu quella di Perugia, contro il Fortebraccio: finì 2-0 per gli umbri). Nella stagione 1921/22 l’Anconitana debuttò nella massima seria di allora, la Prima Divisione, ben figurando, in particolare nella stagione ’23/24, quando arrivò ad un passo dal giocarsi la finalissima per lo scudetto contro il Bologna. Nel ’32 ci fu la fusione tra Anconitana e S.S. Emilio Bianchi, che diede vita all’U.S. Anconitana-Bianchi,  con l’intento di costituire una società che raccogliesse tutti i più bravi giocatori di Ancona. Nuova squadra voleva dire nuova divisa (al rosso dell’Anconitana venne accostato il giallo dell’Emilio Bianchi) e nuova vitalità sportiva: i risultati del periodo antecedente la seconda guerra mondiale furono ottimi e la squadra conquistò molti successi, venendo spesso celebrata dalla stampa nazionale. Gli adriatici si stabilizzarono in serie B, ottenendo alcuni risultati di prestigio, come la vittoria per 2-1 sul Milan e la vittoria della coppa Italia per l’Italia centrale nel 1939 (3-1 in finale al L’Aquila).

La celebre rovesciata di Carlo Parola, effettuata con la maglia della Juventus. Il campione allenò con successo l'Ancona nella stagione 1956/57.
La celebre rovesciata di Carlo Parola, effettuata con la maglia della Juventus. Il campione allenò con successo l’Ancona nella stagione 1956/57.

IL DOPOGUERRA – Ripresi i campionati, al termine delle ostilità, la squadra tornò a chiamarsi unicamente U.S. Anconitana e ad indossare divise rosse e calzonicini bianchi. Risale proprio all’immediato dopoguerra uno spiacevole episodio di cui si resero protagonisti i tifosi anconetani. Nel discusso post-partita di un Anconitana-Pisa del 21/12/1947, il direttore di gara Vannini, reo di alcune opinabili decisioni, venne aggredito dagli imbestialiti tifosi dorici che, una volta abbattuta la porta dello spogliatoio dove l’arbitro si era rifugiato, lo pestarono brutalmente sino a ridurlo in coma. Il campo di Ancona venne squalificato per un anno, così come il suo presidente Bruno Battistoni. La stagione 1950/51, chiusa con la retrocessione in C, fu l’ultima in serie B per i marchigiani per quasi 40 anni. Da inizio anni ’50 alla fine degli anni ’80 infatti, i dorici vissero un periodo piuttosto buio, contrassegnato da difficoltà economiche e agitazioni societarie che portarono la squadra ad alternarsi fra IV serie (poi serie D) e serie C. Di questo lasso di tempo vale la pena ricordare due bei campionati. Il primo, di IV serie (annata ’56/57) che, vinto sotto la guida dell’ex campione della Juventus Carlo Parola (celebre per la sua rovesciata che capeggia sulla copertina dell’album “Panini”), non bastò per ottenere la promozione in C in quanto poi venne perso lo spareggio contro il Chinotto Neri. Il secondo, campionato ’61/62, in cui la squadra (appena promossa in C) diede vita ad una splendida lotta per il primato del girone contro Cagliari e Pisa. Alla fine raggiunse il 2° posto in classifica in coabitazione con il Pisa, dietro al Cagliari, la cui vittoria venne però messa in discussione dai dorici e dal Pisa che si fecero sentire presso gli organi federali competenti, tanto che venne aperta un’inchiesta. In attesa della decisione della Commissione, la società decise di richiamare i giocatori dalle ferie per tenerli allenati in vista di un possibile spareggio con il Pisa. Un curioso episodio riguardò il giocatore Piaceri, che venne richiamato dal viaggio di nozze grazie ad una sottoscrizione fra i tifosi che fruttò la somma di 170.000 lire (spesa che le casse societarie non potevano sostenere). Questo ed altri sforzi, comunque, furono vani: il Cagliari venne prosciolto e promosso in B. Nel ’72, poi, un grosso sisma colpì la città, paralizzando tutte le attività sportive per diversi mesi.

LA SCALATA ALLA A – Nel 1982 la società, appena promossa in C1 dopo aver vinto un esaltante campionato, cambiò nome, diventando Ancona CalcioDopo 4 buoni campionati, la società dorica, al cui timone si era issata nel 1984 la coppia tutta anconetana Florini (Presidente)-Longarini(Presidente onorario), al termine della stagione ’87/88 approdò in B, vincendo il girone A di C1 in compagnia del Monza sotto la guida di Giancarlo Cadè, recentemente scomparso. Dopo un 13°, un 5° e un 10° posto, il 7 giugno 1992 l’Ancona, guidata da Vincenzo Guerini, pareggiando 1 a 1 a Bologna (gol di Turkylmaz per i padroni di casa ed Ermini per gli ospiti) davanti a 12.000 entusiasti tifosi dorici, centrò la sua prima, grande, promozione in serie A.

Il primo anno di A degli anconetani si concluse con l’immediata retrocessione. I 12 gol del “Condor” Massimo Agostini non bastarono ai marchigiani per raggiungere la salvezza. L’undici di Guerini chiuse al penultimo posto con 19 punti (davanti solo al Pescara), tornando subito in serie B, nonostante alcuni giocatori che, in futuro, si riveleranno di valore come Caccia, Sogliano e Nista (curiosità: tra le fila dei marchigiani c’era anche El Raton Sergio Zarate, fratello del più noto Mauro).  L’avvenimento che i tifosi anconetani ricorderanno con maggiore simpatia di quell’annata è sicuramente la spettacolare doppia rovesciata Centofanti/Agostini che fruttò il gol del 4-4 a Genova contro i rossoblù.

LA FINALE DI COPPA ITALIA E IL DECLINO- Nonostante la retrocessione, nella stagione successiva (1993-94), i biancorossi, pur non andando oltre un ottavo posto in campionato, compirono una grande impresa, raggiungendo inaspettatamente la finale di coppa Italia. Dopo aver eliminato Giarre, Napoli, Avellino, Venezia e Torino, i dorici si trovarono di fronte la fortissima Sampdoria di Eriksson. Dopo un dignitoso 0-0 al “Del Conero”, la squadra di Guerini venne asfaltata per 6-1 al ritorno, uscendo comunque tra gli applausi degli oltre 2.000 tifosi che avevano raggiunto “Marassi”. In seguito, con l’addio di Guerini, iniziò il declino dell’Ancona. Da quando Longarini decise di ritirarsi (nel 1996) all’avvento di Pieroni, l’Ancona visse anni bui. Nel ’95/96 la squadra retrocesse in C. L’anno successivo fu promossa in B, vincendo lo spareggio di Roma contro il Savoia, per poi tornare in C nel ’97/98. Nel 1998/99, la squadra giocò i play-out per non retrocedere e si salvò a pochi minuti dalla fine grazie al gol realizzato da La Grotteria al Foggia.

IL RITORNO NEL CALCIO CHE CONTA – Nel 1999/2000, sotto la guida di mister Brini, l’Ancona, trascinato dal suo pubblico, lottò per la promozione raggiungendo i play-off, dove in finale, dopo aver superato l’Arezzo, disputò una delle partite che rimane tuttora una di quelle ricordate con maggiore gioia dai tifosi anconetani: il derby con l’Ascoli. L’incontro, giocato a Perugia l’11 giugno del 2000, vide 15 mila tifosi di Ancona e Ascoli raggiungere il capoluogo umbro per assistere al match. Oltre ai settemila al seguito della squadra in Umbra, altri cinquemila assistettero alla partita davanti al maxi schermo allestito in città. La partita fu combattutissima ed ebbe un epilogo da infarto: nei tempi supplementari, al 110°, l’Ascoli passò in vantaggio, facendo sprofondare l’Ancona (a cui bastava il pari per ottenere la promozione) nell’oblio. A un minuto dalla fine, però, l’anconetano purosangue Mirko Ventura realizzò il gol dell’insperato pari che condusse la squadra in B tra il tripudio della folla.

Il navigato tecnico Gigi Simoni. Portò l'Ancona in A per la seconda volta nella sua storia.
Il navigato tecnico Gigi Simoni. Portò l’Ancona in A per la seconda volta nella sua storia.

La proprietà passò, poi, nelle mani di Ermanno Pieroni, anche se la carica di presidente era ufficiosamente ricoperta da Gaetti, da 30 anni all’Ancona Calcio come medico sociale e vicepresidente. Al primo anno di B, Brini conquistò un ottimo decimo posto. L’anno dopo venne sostituito, a dicembre, da Spalletti, che ottenne uno splendido ottavo posto. In seguito il tecnico toscano non riuscì a resistere alle sirene provenienti dalla A e approdò all’Udinese. Al suo posto arrivò Gigi Simoni che guidò  l’Ancona (tra le cui fila figuravano diversi ottimi giocatori come Ganz, Maini, Graffiedi, Daino e Schenardi) alla sua seconda promozione in A. Quasi 10.000 tifosi accompagnarono i dorici a Livorno (1-1 il finale) il 7 giugno 2003, giorno della promozione.

La seconda stagione in A, molto attesa, terminò nel peggiore dei modi. Simoni venne esonerato in estate ancor prima di iniziare la stagione e, al suo posto fu chiamato l’esordiente Menichini (storico vice di Mazzone). Dopo sole quattro giornate, al suo postò subentrò l’esperto Nedo Sonetti sostituito a sua volta, a gennaio(a retrocessione già praticamente decisa), da Galeone.

Mario Jardel il giorno della presentazione all'Ancona. È quello a destra.
Mario Jardel il giorno della presentazione all’Ancona. È quello a destra.

In quest’annata l’Ancona stabilì molti record, quasi tutti negativi: utilizzò ben 46 giocatori diversi (fra i quali un giovane Goran Pandev), totalizzò la miseria di 13 punti con 2 sole vittorie contro Bologna ed Empoli (giunte peraltro a fine campionato), ebbe il peggiore attacco (21 gol fatti) e la peggior difesa (70 gol subìti). Il campionato 2003/2004 dei dorici verrà ricordato principalmente per due episodi. Il primo fu l’acquisto di Mario Jardel a gennaio che, il giorno della presentazione, in uno stato di forma a dir poco scadente, prima della gara fra Ancona e Perugia, si diresse sotto la curva per salutare i tifosi. Peccato che sbagliò curva e si recò sotto quella degli umbri, finchè il team manager Petrachi lo fermò. Il secondo fu il tentativo da parte di Parente di porre fine alla propria esistenza, cercando di conficcare i tacchetti del suo scarpino sulla coscia di Jaap Stam durante Ancona-Lazio.

FALLIMENTO, RINASCITA E NUOVO FALLIMENTO – Immediatamente dopo la retrocessione, la società fallì e venne sostituita dall’Associazione Calcio Anconacon a capo la famiglia anconetana degli Schiavoni, che ripartì dalla C2 grazie al Lodo Petrucci. Ripescata in C1, la squadra, dopo soli due anni, centrò la promozione in B al termine dei play-off, superando in finale il Taranto. In B, guidata dai gol di bomber Mastronunzio, l’Ancona cominciò molto bene, sistemandosi nella parte alta della classifica. Nel prosieguo della stagione però, la squadra ebbe un vistoso calo e, sotto la guida del bergamasco Salvioni, riuscì nell’impresa di salvarsi attraverso i play-out (vinti contro il Rimini). Nella stagione successiva (2009-2010), la squadra si salvò per un punto, ma gli sforzi profusi per il mantenimento della cadetteria non valsero nulla: la società, mangiata dai debiti, fallì ancora.

SITUAZIONE ATTUALE –  Dopo la radiazione dell’A.C. Ancona da ogni campionato, la Società Sportiva Piano San Lazzaro cambiò denominazione il 10 agosto 2010 diventando S.S.D. Unione Sportiva Ancona 1905 e trasferendo la sede societaria nel capoluogo marchigiano. Determinanti per la permanenza del calcio ad Ancona furono i tifosi biancorossi, riunitisi in un’associazione denominata Sosteniamolancona. La neo-nata società vinse immediatamente il campionato d’Eccellenza, ottenendo la promozione in serie D, categoria in cui i dorici si trovano dal 2011.

Dopo due deludenti piazzamenti rispetto al potenziale della rosa (un terzo ed un settimo posto), la società anche quest’anno ha allestito una squadra da primi posti con nomi di categoria superiore (si pensi ai vari Cazzola, Degano e Bondi), affidandola al tecnico Giovanni Cornacchini. Inserita nel girone F, la squadra, dopo un buon avvio che ha fruttato 11 punti in 6 giornate, è seconda ad appena un punto dalla Civitanovese. Vedremo se, al terzo tentativo, l’Ancona riuscirà a tornare in categorie più consone alla sua storia.