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Fabio Bazzani è un vero peccato veniale del nostro calcio. Un buon attaccante con ottime potenzialità che ha raccolto meno di quanto meritato. Perché forse, senza tutti i maledetti infortuni che lo hanno tormentato, adesso staremmo a parlare di un’altra carriera e non di un’altra…stella cadente. Ma il dado è tratto, e allora è giusto rendere omaggio a Bazzani raccontando di una vita calcistica soddisfacente ma con un punto interrogativo sempre poderosamente presente.

Bazzani non ha la fortuna di “nascere con la camicia”, e così si ritrova a dover iniziare la sua carriera dai Dilettanti: i primi gol li segna con il Boca San Lazzaro: in due stagioni, 30 gol. Nel 1996 arriva la prima esperienza da professionista per lui, poiché si trasferisce al San Donà. La media gol si abbassa ma Bazzani ha il mirino dei dirigenti del Venezia puntato addosso. Dunque, dopo una stagione, entra a far parte della rosa dei veneti in punta di piedi. Il primo anno è per lo più una comparsata: 2 presenze e il prestito a Varese per testarne le qualità. All’ombra del Franco Ossola Bazzani segna 3 reti in 29 gare di Campionato. L’anno dopo arriva un altro prestito, stavolta all’Arezzo in C1. E’ qui che Bazzani finalmente inizia a vedere la porta con più frequenza, siglando 20 reti in 31 partite e facendo guadagnare alla sua compagine i playoff promozione, poi persi. Il Venezia giudica positiva la sua stagione e ritiene giusto dargli un’opportunità in squadra: lui ripaga con 5 gol in un campionato in cui spesso entrava a gara in corso. Molto importante per la sua crescita l’intesa e l’amicizia che legherà il calciatore al tecnico Walter Novellino. I due incroceranno spesso le loro strade. Il Venezia ancora una volta lo da in prestito, ma stavolta le cose sembrano mettersi bene per Bazzani: nel 2001 è il vulcanico Presidente Gaucci a portarlo a Perugia per una stagione: qui Bazzani si scatena e gioca una Serie A di ottimo livello, segnando 10 reti importantissime per la stagione del Grifone. Bazzani inizia ad essere seguito da molte squadre, ma a sorpresa ad aggiudicarselo è la Sampdoria, su richiesta dell’allenatore Novellino, per 5 milioni di euro. L’attaccante compie il sacrificio del salto indietro di categoria, ma sarà ripagato dai risultati ottenuti che lo imporranno nel calcio che conta. Nella Sampdoria, Bazzani vive le sue stagioni migliori: con 16 reti nella prima stagione, contribuisce alla promozione in A della squadra.“Dopo la promozione con la Samp sono stato molto vicino al Milan (squadra di cui Bazzani è un tifoso sfegatato) ma Garrone e Marotta non se la sentirono di cedermi. Però so che piacevo ad Ancelotti”. Stringe nel frattempo una profonda intesa con un altro calciatore già letto sulle nostre pagine: Francesco Flachi. I due insieme si completano vicendevolmente e vengono soprannominati “i gemelli del gol”. Nella stagione 2003-2004 Bazzani da una mano alla squadra per la salvezza con 13 reti, e si fa un regalo ancor più bello: la Nazionale italiana, con 3 presenze senza marcature agli ordini prima del Trap e poi di Lippi.

La Nazionale è il punto più alto mai raggiunto da Bazzani. Dopo aver raggiunto la cima, però, si può solo scendere e anche Bazzani non è esente da tale certezza. Il terzo anno di Samp è molto più travagliato: Bazzani viene rimpiazzato nelle gerarchie in attacco e ha vari alterchi con Novellino, si materializza così una cessione in prestito alla Lazio. In metà stagione, arrivano comunque 3 reti. Bazzani è ancora sul pezzo. Dopo la pace con il tecnico, Bazzani torna alla Samp. Ma da lì in poi inizia il calvario: al suo ritorno, un infortunio al crociato lo mette ko per metà stagione. Bazzani non si perde d’animo e lavora per rientrare al meglio. Ci riesce, ma nell’agosto del 2006 la sfortuna si abbatte ancora su di lui, sotto forma di un altro infortunio ai legamenti che lo tiene fuori fino a Novembre. Bazzani torna a giocare ma, ovviamente, il passo e il fiuto del gol non sembrano più gli stessi. Segna l’ultima rete con la Sampdoria in una gara contro l’Atalanta vinta 2-1 proprio grazie alla sua segnatura. Il suo tempo blucerchiato, però, è terminato: con la squadra di Genova Bazzani ha realizzato 33 gol in 110 presenze tra A e B. A fine stagione viene acquistato dal Livorno. Clamorosamente è però costretto a rescindere il contratto dopo un mese per problemi extracalcistici: i tifosi amaranto contestano la sua fede politica totalmente in contrapposizione con quella delle Curve (cosa sempre smentita dall’interessato) e lo prendono di mira in ogni modo, costringendolo ad andarsene. Di nuovo sul mercato, viene così preso dal Brescia di Serse Cosmi, che lo aveva allenato già ad Arezzo e a Perugia. Bazzani gioca 25 partite ma va solo una volta in gol. E’ ormai chiaro che la sua carriera nel calcio che conta si avvia sul viale del tramonto. L’anno dopo passa al Pescara, con cui colleziona 14 apparizioni e 2 marcature. Anche questa stagione sarà condizionata dagli infortuni, cosa che non permetterà al club abruzzese di rinnovargli il contratto. Nel 2009, Bazzani scende ancora di categoria e va a giocare alla Spal, in Lega Pro Prima Divisione: 13 presenze e 3 gol non valgono la riconferma. A questo punto Bazzani vuol giocare solo per divertirsi e compie una scelta coraggiosa: scende in Serie D, precisamente al Mezzolara. “Nell’estate 2010 quando ho chiuso l’annata alla Spal fra mille vicissitudini non pensavo che avrei continuato a giocare a calcio. Il Mezzolara però ha riacceso da subito l’amore per il calcio giocato.” L’idea di Bazzani è quella di giocare un altro anno e poi ritirarsi. Ebbene, vi basti sapere che questa per lui è la quarta stagione in Serie D. Il ritiro pare ancora lontano.

Nonostante i tanti infortuni e possibili traguardi mancati, Bazzani non vuole assolutamente sentir parlare di rimpianti: “Mi sono esibito ed ho segnato nei più importanti stadi d’Italia ho giocato insieme a campioni come Peruzzi, Couto, Del Piero, Totti solo per fare qualche nome ed ho raggiunto la Nazionale nell’epoca in cui la Serie A era ancora il campionato più bello e difficile del mondo. In quegli anni segnare non era semplice come adesso. Aver convinto Trapattoni e poi Lippi a chiamarmi tre volte nonostante la concorrenza di tanti grandi attaccanti italiani (Inzaghi, Vieri, Del Piero, Montella, Cassano, Delvecchio solo per fare qualche nome) è qualcosa che nessuno mi potrà mai togliere e che mi fa dire di essere in credito con la fortuna”.Il futuro, comunque, è già scritto: Voglio intraprendere la carriera di allenatore. Ho già preso il patentino di base e la mia idea è quella di iniziare presto un’avventura in questa nuova veste. Non posso dire con certezza se sarà fra qualche mese, al termine di questa stagione, oppure nel 2015 però di sicuro voglio sedermi in panchina ed insegnare quello che ho imparato nella mia lunga carriera. E’ una grande sfida però la passione, la voglia di imparare, la grinta e l’ambizione non mi mancano. La gavetta non mi fa paura perché è grazie a quella che sono riuscito a meritarmi la Serie A. Mi auguro solo di poter avere una società seria disposta a scommettere su di me, che mi dia la possibilità di fare esperienza e mostrare il mio valore”. Perché, nonostante gli infortuni, Bazzani non ha mai perso la voglia e, soprattutto, mai ha smarrito la gioia e la felicità per dare calci ad un pallone.