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Talvolta a rovinare le sorti di un giocatore bastano le aspettative che gli si creano intorno. Grazie ai media e grazie alle società di calcio stesse, non senza malizia.

Talvolta a rovinare le sorti di un giocatore bastano le aspettative che gli si creano intorno. Grazie ai media – in cerca di enfasi e titoli ad effetto – e grazie alle società di calcio stesse, magari col mero intento di vendere abbonamenti.

Questo può essere il caso di Ibrahim Ba, detto Ibou, nato a Dakar il 12 novembre del ’73. Ancora piccolo si trasferisce in Francia con la famiglia dove prende la nazionalità francese. Comincia a dare calci ad un pallone nelle giovanili del Le Havre, squadra con la quale debutta nella Division 1 (odierna Ligue 1) e gioca sino all’estate del 1996, collezionando 140 presenze e 8 gol. Il Bordeaux – ha appena ceduto Lizarazu all’Athletic Bilbao, Zidane alla Juventus e Dugarry al Milan – non si lascia sfuggire il promettente talento e così Ibrahim gioca per un anno coi Girondini (41 partite, 6 gol) guadagnandosi la convocazione nella nazionale transalpina allenata da Aimè Jacquet.

Il futuro Donadoni

L’anno dopo il Milan è alla ricerca del “futuro Donadoni” e, dopo aver tentato vanamente di far vestire il rossonero a Luis Figo, vira su Ba mettendolo sotto contratto. La presentazione è altisonante, il ragazzo viene raccontato come il “nuovo Beckham”. Donadoni, Figo, Beckham: è chiaro ormai che si sono create delle aspettative. Troppe, forse. Inoltre Roberto Donadoni, dopo la parentesi nei New York MetroStars (oggi Red Bulls), è appena tornato a Milanello. Ibou si presenta con la sua famosa rasatura biondo platino, anticipando di gran lunga certi suoi futuri colleghi; la maglia numero 13, col soprannome al posto del cognome, sembra di 2 taglie più grande.

Già durante la prima amichevole giocata a Monza pare inarrestabile e Silvio Berlusconi non si trattiene dall’elogiarlo: «Questo Ba è il nostro Beaujolais nouveau: frizzante, spumeggiante, ma anche molto tecnico». Ibrahim, raggiunto dai microfoni al termine del match ed informato riguardo il curioso accostamento, replica: «Non bevo vino, ma mi fido di ciò che dice il presidente. Lui se ne intende…» Fabio Capello, il mister, invece profetizza: «Sarà un personaggio, e non soltanto fuori dal campo».

L’inizio promettente

Alla seconda giornata Ba va in gol contro la Lazio, ma la squadra rossonera vivrà una delle sue stagioni più tribolate pur avendo in rosa capitan Maldini, Costacurta, André Cruz, Ziege, Desailly, Albertini, Davids sino a gennaio, Boban, Leonardo, Savicevic, Kluivert e Weah. Durante un’intervista Ibou arriva a schierare un paragone motoristico: «Ho bisogno di tempo per scaldarmi. Come il Milan, sono un diesel». Il Milan arriva decimo in campionato e perde la finale di Coppa Italia contro i biancocelesti allenati da Sven Goran Eriksson. Nell’incontro di andata al Meazza al 15′ del secondo tempo Ba subentra a Dejan Savicevic, ma un quarto d’ora dopo uno stizzito Capello lo sostituisce con Leonardo.

Il Milan vince 1-0 allo scadere con gol di Weah e il tecnico friulano nel dopo partita spiega: «L’avevo mandato in campo perché soffrivamo sulla fascia sinistra. Savicevic aveva preso un colpo, non doveva neppure entrare nella ripresa. Ho chiesto a Ba di muoversi in un determinato modo, ho visto che non lo stava facendo, non era entrato in partita. A quel punto non rimaneva che sostituirlo o rischiare di perdere la gara. Ho stima per il giocatore e per l’uomo. Mi spiace per quello che ho dovuto fare, ma dovevo prendere una decisione». Al ritorno finisce 3-1 per i laziali. Ibrahim viene comunque convocato da Jacquet nel pre-ritiro dei Bleus a Clairefontaine, ma finisce depennato dai 22 che disputano il mondiale di casa vincendolo nella finale contro il Brasile.

L’arrivo Zaccheroni

Cambio di allenatore al Milan: arriva Alberto Zaccheroni. Dejan il Genio va via; arrivano Bierhoff, Helveg, Lehmann, N’Gotty, Ayala e Guglielminpietro, oltre ad Abbiati ed Ambrosini rientrati dai rispettivi prestiti. Il modulo è inevitabilmente il 3-4-3 e per Ibou, a cui viene preferito il danese Helveg e che ha scelto la casacca numero 7, sono tempi magri. Ariedo Braida, direttore generale rossonero, incalzato sullo scarso utilizzo del giocatore, dice forse senza malizia: «Ba ha lavorato regolarmente con Zaccheroni, non ha mai saltato un allenamento. Lo dimostra il fatto che comunque è sempre stato presente in panchina». I rossoneri vincono lo scudetto a Perugia dopo un finale thrilling di campionato a discapito della Lazio.

Il transalpino a quel punto è tra i giocatori in partenza, ma cederlo non è facile a causa del suo ingaggio importante. L’ala franco-senegalese – tornata al numero 13 dato che la 7 è finita sulle spalle di Andrij Ševčenko – fa in tempo, il 21 agosto 1999, a subentrare nella finale di Supercoppa Italiana persa al Meazza contro il Parma per 1-2 (gol decisivo per i ducali del connazionale Boghossian al 92′). Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan, infine riesce a cederlo in prestito al Perugia e Ibrahim chiude i suoi primi 2 anni in rossonero con 59 presenze, un solo gol – quello contro la Lazio – e divenendo protagonista suo malgrado di qualche pessimo coro a tema bananiero da San Siro a vari altri stadi italiani, tanto da portare Lilian Thuram al tu per tu con i tifosi parmensi.

Ba e l’esperienza a Perugia

Gaucci, incontenibile presidente del Perugia, lo presenta alla stampa senza lesinare parole: «Ba è un gran bel talento, che garantisce valore aggiunto al nostro gruppo. L’abbiamo ingaggiato proprio nell’intento di avere un Perugia più forte e di soddisfare, dunque, le esigenze di Mazzone». Qui si nasconde la prima insidia: l’allenatore, Carlo Mazzone, non vede di buon occhio il giocatore e non lo nasconde più di tanto.

Ma Gaucci si lascia andare: «Ba era nella lista delle mie opzioni e sono soddisfattissimo di averlo ora inserito nel gruppo dei Grifoni. Saremo sicuramente in grado di avvalerci del suo rilevante potenziale». Ibou, nel corso della presentazione, racconta: «Milan o Perugia per me è proprio la stessa cosa: io volevo soprattutto restare fra i protagonisti del campionato italiano. Sono determinatissimo a dare il massimo, non soltanto nell’interesse del Perugia, ma anche perché personalmente intendo riconquistare sia la stima del calcio francese, sia la considerazione degli italiani».

Infatti Ba alla terza giornata di campionato entra nella storia del calcio italiano e non di certo passando sotto l’arco di trionfo. Durante Perugia-Cagliari, a palla lontana, rifila una precisa e violenta testata al rossoblu Macellari; l’episodio non viene rilevato né dall’arbitro Pierluigi Collina, né dai suoi assistenti. A fine incontro, incalzato dai giornalisti, il giovane bofonchia un: «Non ricordo, in campo faceva molto caldo…» Quindi il giudice sportivo ricorre per la prima volta in assoluto alla prova televisiva, comminando al platinato ragazzo ben 4 giornate di squalifica. A febbraio poi la mazzata finale: durante Perugia-Verona l’ala si rompe il tendine rotuleo del ginocchio destro. Stagione finita. Chiude così la sua avventura in Umbria con 18 presenze tra Serie A e Coppa Italia e 2 gol segnati. E torna alla base, il Milan, che ha appena acquistato Redondo e Chamot. Questa volta sceglie la maglia numero 33.

Il ritorno al Milan

Al Diavolo ritrova lo stesso mister, il Zac, il quale viene esonerato nel corso della stagione per far posto a Mauro Tassotti. Ibou, dopo essersi ripreso dal terribile infortunio passa tutta la stagione ’00/’01 tra la panchina e la tribuna, ragranellando 11 presenze in tutto (4 in Champions League) e 0 gol all’attivo. Nell’estate 2001 arriva a Milanello il tecnico turco Fatih Terim che non intende puntare sull’ala francese e così Ba ritorna nella lista dei cedibili. Ancora una volta va via da Milano e nuovamente in prestito gratuito, stavolta all’Olympique Marsiglia, in patria. Gioca solo 11 volte (ancora zero gol), poi nel febbraio 2002 torna ai rossoneri, rinforzatisi nella precedente sessione estiva del calciomercato con gli innesti di Rui Costa, Pirlo, Contra e Laursen.

Veste ancora la maglia numero 33. L’allenatore ora è Carlo Ancelotti, subentrato a Terim dopo poche giornate, ma la musica non cambia: 2 sole sporadiche apparizioni per lui. L’anno successivo vanno via Albertini e Leonardo ed arrivano al Milan Nesta, Seedorf, Rivaldo, Tomasson e Dida, rientrato dall’ennesimo prestito. Ibrahim cambia ancora numero e passa al 31. I rossoneri vincono la Champions League nella finale di Manchester contro la Juventus, però Ba non scende mai in campo durante tutta la competizione. Colleziona 5 meste presenze tra campionato e coppa nazionale e a fine stagione viene ceduto definitivamente agli inglesi del Bolton Wanderers.

Ibou Ba ha 30 anni e crede fortemente nel suo rilancio in Premier League. Ma niente da fare: 16 presenze, nessun gol e il profilarsi di un declino calcistico inevitabile. Così tenta di ripartire là dove il calcio è ancora periferia e nell’estate 2004 va a giocatore nel Çaykur Rizespor in Turchia. In SüperLig gioca solo 2 volte e nel mese di febbraio successivo si trasferisce in Svezia nel Djurgårdens. Qui vince campionato e coppa svedesi, gioca 14 partite segnando un gol, ma durante la successiva pausa estiva s’infortuna seriamente alla caviglia e nel gennaio del 2006 rescinde il contratto.

L’estate seguente effettua un provino col Derby County, squadra inglese che milita in Championship (la nostra Serie B), ma non viene ingaggiato. Di tanto in tanto si fa vedere a San Siro per vedere le partite del Milan e nel marzo del 2007 ha l’occasione di stabilirsi di nuovo in Italia. Grazie all’amico Sean Sogliano, compagno di squadra ai tempi del Perugia e direttore generale del Varese, si allena con i lombardi che militano in Serie C2.

Ibra portafortuna

Segue così il Diavolo passo dopo passo e nell’ambiente ci si accorge di una cosa: quando c’è lui, il Milan vince sempre. Infatti anche durante la finale vittoriosa della Champions League 2007 Ibrahim è lì. Va a finire che ad ottobre dello stesso anno è un altro suo amico, Paolo Maldini, a mettere una buona parola con la società rossonera e così Adriano Galliani, sempre sensibile alla scaramanzia, decide di mettere Ba sotto contratto ancora una volta. Stavolta indossa la maglia numero 34; ruolo non ufficiale: portafortuna.

Il Milan, dopo aver vinto la Supercoppa Europea contro il Siviglia a fine agosto, vince anche la Coppa del Mondo per Club nella finale contro il Boca Juniors. Ibou è presente pur non giocando ed è l’indiscussa mascotte della squadra. Ancelotti, interrogato dai giornalisti riguardo la convocazione dell’ala francese prima di una sfida contro il Napoli, risponde: «Ba? Perché mi è simpatico». Il giocatore francese chiude la sua carriera agonistica al Milan e ne diventa osservatore per i paesi africani. Con la Francia ha disputato 8 partite segnando 2 gol, entrambi in amichevole, contro Portogallo e Sudafrica. Nell’estate 2012 allena i piccoli rossoneri durante un Milan Junior Camp tenutosi a Sirolo – nelle Marche – ed organizzato da Billy Costacurta. Oggi gioca ogni tanto a calcetto insieme a Bobo Vieri e, stando ai “cinguettii” di quest’ultimo, senza brillare affatto.

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Anni fa, ad una domanda sulle differenze tra il calcio italiano e quello francese, Ba rispose: «In Francia prima di una partita ascoltavo musica negli spogliatoi oppure chiacchieravo con un compagno. Qui al Milan vedo Costacurta e Albertini dirmi di fare silenzio ed essere concentrato». Christophe Dugarry, ai tempi in cui militava nel Barcellona, lo dipinse così: «È uno showman. Dialoga col pubblico, è stravagante, fortissimo anche se dal punto di vista tattico deve ancora crescere. È molto bravo, ma è un attaccante. E non so dove il Milan intenda farlo giocare. Il suo posto secondo me è lì davanti». Lì davanti, vino pregiato o portafortuna che fosse.

Mariaclaudia Catalano

Giornalista pubblicista, inviata d’assalto classe ‘89, una vita in radio e al tg, content editor per vocazione. Convertita alla SEO non posso più farne a meno

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