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okocha

“So good they named him twice”.

Si potrebbe partire dal motto coniato dai tifosi del Bolton Wanderers Football Club per ricostruire la storia di uno tra i più abili e amati giocolieri della storia del calcio, Augustine Azuka Okocha. Per tutti “Jay-Jay”. Un artista del pallone, maestro del dribbling e della giocata tanto spettacolare quanto inattesa. Un’icona del calcio africano, un personaggio naif riuscito ad emergere dal contesto più complicato e impostosi poi come uno dei più talentuosi calciatori del pianeta.

SOGNI E STRACCI- Numero 10 totalmente fuori dagli schemi e in possesso di una tecnica individuale più unica che rara, il nigeriano nasce il 14 agosto 1973 in un villaggio rurale nei pressi di Enogu, capitale dello stato federato sul Delta del fiume Niger ed ex capitale della tristemente nota Repubblica del Biafra. Un vero e proprio paradiso terrestre, ricco di petrolio e profanato dagli occidentali, teatro di pesanti conflitti etnico-politici, genocidi e deturpazioni. In questo angolo del mondo la povertà estrema è la costante e qualunque bambino patisce la fame. Okocha non si sottrae a questo destino comune, ma cerca di dribblarlo trascorrendo le sue giornate per strada tirando calci a qualunque cosa ricordi un pallone. “Da quello che ricordo giocavamo con qualsiasi cosa, qualsiasi cosa vagamente rotonda. Quando abbiamo visto per la prima volta un pallone è stato a dir poco fantastico. Ricordo ancora quelle sensazioni“, raccontò anni dopo alla BBC. Inseguito da orde di ragazzini, il piccolo Jay-Jay impara l’arte, districandosi in finte impossibili pure di non perdere contatto con la sfera. Le giocate che lo hanno reso celebre al mondo nascono qui, sulle strade polverose e dissestate di una parte di mondo dimenticata da Dio. Una finta in particolare lo rende celebre: lo step-overdifficile persino da descrivere. Suola, finta di corpo, gamba destra da una parte, gamba sinistra dall’altra, auto-tunnel e avversario superato (e, nel 90% dei casi, a terra). Un numero d’alta scuola, gustato per la prima volta dagli sbalorditi spettatori del campionato di calcio tedesco.

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In Bundes il funambolo nigeriano arriva nel 1992, dopo essersi trasferito ancora giovanissimo in Germania e aver incantato per un paio d’anni in Terza Divisione tra le fila del Borussia Neunnkirchen. Ad acquistarlo è l’Eintracht Francoforte e, in un calcio rigido come quello tedesco di inizio anni 90, Okocha sembra venuto da Marte. Spunti a velocità supersonica, controlli di fino e danze sul pallone mandano in visibilio i tifosi rossoneri, abituati ad un calcio in cui lo spazio per l’estro era a dir poco limitato. Il 10 africano resta sulle sponde del Meno per quattro anni, realizzando assist e gol folli. Per informazioni chiedere ad un certo Oliver Kahn, trafitto in questo modo quando difendeva i pali del Karlruher.

SUPER AQUILE- La consacrazione a livello internazionale arriva nel 1994, quando in una torrida estate statunitense Okocha è il principale protagonista della straordinaria cavalcata della Nigeria al Mondiale. Il 21enne di Enogu spicca tra i tanti talenti di quelle che saranno poi ribattezzate Super Aquile, dirigendo un’orchestra sconosciuta ma in grado di attirare le simpatie di chiunque. Gli africani battono 3-0 la Bulgaria, rendono la vita dura all’Argentina e liquidano all’inglese la Grecia prima di arrendersi agli ottavi all’Italia, o meglio a Roberto Baggio, dopo aver cullato per 88 minuti il sogno di approdare ai quarti alla prima apparizione nella manifestazione. L’appuntamento con la gloria è rinviato di due anni: alle Olimpiadi di Atlanta, la Nazionale nigeriana scrive la storia e trionfa, battendo 4-3 in semifinale il Brasile di Ronaldo, Bebeto, Rivaldo, Aldair e Roberto Carlos e in finale l’Argentina di Crespo, Ortega, Claudio Lopez, Simeone e Zanetti. È la Nigeria di Babayaro, Amokachi, West, Oliseh, Kanu e, soprattutto, Jay-Jay Okocha, le cui prodezze attirano l’interesse del Fenerbahce.

ronaldinhoGIRAMONDO- In Turchia il rendimento dell’asso africano è esaltante: in due anni realizza 30 gol in 62 partite, affinando ancor di più i suoi colpi e acquisendo la cittadinanza turca sotto il nome di Muhammet Yavuz. Okocha viene così acquistato per 26 milioni dal Paris Saint Germain proprio nell’anno dei Mondiali di Francia (in cui Jay-Jay trascina ancora una volta i suoi sino agli ottavi di finale). Il club della capitale transalpina non era certo la superpotenza odierna e, in un contesto societario e tecnico piuttosto confuso, Okocha è il faro della squadra. I ragazzi più giovani stravedono per lui e uno di questi, tale Ronaldo de Assis Moreira, meglio noto come Ronaldinho, pende letteralmente dalle sue labbra. Il fuoriclasse nigeriano lo accoglie sotto la propria ala protettrice, lo cresce e gli insegna i trucchetti del mestiere, intrattenendosi a provare numeri con il brasiliano ben oltre gli orari d’allenamento. I due affinano un’intesa che è un piacere per gli occhi, basata esclusivamente sull’aspetto tecnico del gioco, del tutto priva di tatticismi o inquadrature.

Nel 2002 Ferguson lo acquista nel suo Manchester United, ma il giocattolo si rompe ancor prima di aver deliziato l’Old Trafford e Okocha viene ceduto in comproprietà (mai riscattata dai Red Devils) al piccolo Bolton. Nel piccolo club di Horwich il fantasista è per quattro anni la star assoluta, l’unica luce di una squadra qualitativamente non proprio esaltante, abile più a giocare a “calci” che non al football. Con Jay-Jay tutto cambia e tra un numero da circo e un gol di collo da trenta metri anche oltremanica scoprono il gusto dell’imprevedibile. Dopo una breve apparizione in Qatar  (“Lì mi annoiavo, a vedere le partite non c’è nessuno. Dio mi ha suggerito di tornare“), nel 2007 Okocha veste la maglietta dell’Hull City in Championship, ma continui problemi fisici non gli consentono di dare il suo contributo e, al termine della stagione, appende le scarpette al chiodo. Poco prima di ritirarsi, però, il 10 estrae il suo ultimo coniglio dal cilindro, incidendo una serie di video in cui spiega ai ragazzini i segreti delle sue giocate circensi. In attesa che dal continente nero emerga un altro prodigio in grado di rendere il calcio magia come fatto, per vent’anni, dal giocoliere Jay-Jay Okocha.