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franco selvaggi rummenigge

Alle sei di mattina, avevamo ormai parlato di tutto, ma proprio di tutto. Gli dissi “Marco, io dormirei un po'”. Lui mi rispose “dai Franco, non hai proprio voglia di fare due chiacchiere?” – Franco Selvaggi

Quando si pensa ad una squadra che ha compiuto un’impresa subito ci si ricollega a figure iconiche che hanno fatto la storia, agli undici che si sono conquistati un posto nell’Olimpo. Nel caso del Mundial di Spagna ’82 questi undici sono Zoff, Bergomi, Collovati, Scirea, Gentile, Cabrini, Oriali, Tardelli, Conti, Graziani, Rossi. Nell’immaginario collettivo ci sono le parate di Zoff, l’eleganza di Scirea, l’urlo di Tardelli, le discese di Conti e i gol di Pablito, Pallone d’Oro di quell’anno. Se chiedete in giro chi è Franco Selvaggi in pochi vi sapranno dire che lui, nella spedizione del Mondiale 1982, c’era. Riusciranno a districarsi nella risposta un pugno di malati di fùtbol e qualcuno di anagraficamente favorito, ma la maggioranza ignora chi sia questo signore che, anche se gli almanacchi non lo riconoscono per non aver giocato neanche un minuto nella competizione, è Campione del Mondo.

Franco Selvaggi, gli inizi

selvaggi figurina cagliariFranco Selvaggi, detto Spadino per la bassa statura e il piede piccolo (centosettantuno centimetri di altezza, trentotto di piede) fino allo scorso settembre era l’unico giocatore della Basilicata ad aver indossato la maglia azzurra. Il suo successore è stato il metapontino Simone Zaza, attaccante come Selvaggi, che dopo un inizio di carriera difficile è approdato alla Juventus. Il suo esordio da professionista è con la maglia della Ternana: migliore in campo contro la Fiorentina di Antognoni, segna poi il primo (ed unico di quella stagione) gol in Serie A a Dino Zoff, punendo la Juventus e quello che sarebbe stato il suo capitano in azzurro. Acquistato dalla Roma e poi girato nuovamente alla Ternana, trova spazio in cadetteria con la maglia del Taranto, con la quale disputerà ben cinque stagioni consecutive. La svolta della sua carriera arriva nel 1979: il presidente del Taranto lascia e lo cede al Cagliari (dopo un paio di giorni passati al Matera), dove l’attaccante lucano diventerà un vero e proprio idolo della tifoseria.

La convocazione per Spagna 82

Nella sua prima stagione in A arriva quarto nella classifica cannonieri e col sudore della fronte si conquista la maglia nella Nazionale, con la quale disputa anche tre partite di qualificazione ai Mondiali dell’82. È proprio al momento delle convocazioni la grande sorpresa: Enzo Bearzot preferisce il piccolo attaccante del Cagliari al più reclamizzato Pruzzo, scatenandosi contro le ire della critica, schieratasi al gran completo dalla parte del romanista. “Sia ben chiaro, io venni convocato per meriti sportivi, non come si scrisse allora per giustificare l’esclusione di Pruzzo. Non ero l’ultimo arrivato: a Cagliari ero qualcuno, ero quasi un idolo, mi ha voluto Gigi Riva in persona. Sono stato il secondo a rappresentare il Cagliari in maglia azzurra“, le parole del diretto interessato. Un approfondimento sulla questione è dovuto: la convocazione di Franco Selvaggi, secondo la stampa italiana, era dovuta alla fiducia incondizionata di Bearzot in Paolo Rossi. L’attaccante della Juventus, coinvolto nello scandalo del calcioscommesse per illeciti commessi ai tempi del Vicenza, era fermo da due anni e fisicamente, oltre che moralmente, a terra. Avere Pruzzo in panchina avrebbe significato dover affrontare le ire della stampa al primo passo falso di Pablito: il futuro Pallone d’Oro di passi falsi ne ha fatti eccome nel girone di qualificazione, ma la tranquilla presenza di Spadino Selvaggi, giocatore meno reclamizzato dell’attaccante della Roma, ne ha garantito una maggiore tranquillità.

Il compianto commissario tecnico aveva un dogma preciso, quasi un mantra che veniva ripetuto ed esaltato, applicato ed accettato da tutti i partecipanti alla spedizione: la squadra tipo era una, le riserve devono essere pronte in caso di necessità e fare gruppo. Assieme a Selvaggi c’erano altri nomi illustri, come Massaro, Bordon e il barone Causio. “Nella difesa del suo progetto (quello di squadra titolare, ndr) Bearzot si rivelò per quello che ritengo sia stato: il più grande personaggio della storia del calcio italiano che io abbia mai conosciuto“, parola di Spadino, uno che avrebbe anche potuto prendersela per non aver visto mai il campo. Dopotutto i giocatori che potevano essere portati in campo erano soltanto sedici: in caso di forfait di Graziani, lui era pronto a subentrare.

Franco_Selvaggi,_Cagliari_1980-81

L’altro, importantissimo ruolo di Franco Selvaggi era quello di tenere a freno uno dei due coyote della Nazionale italiana (l’altro era Bruno Conti): Marco Tardelli, uno che di energie nervose ne aveva da vendere, uno che dormiva pochissimo. Essere suo compagno di stanza è stato uno dei flagelli assegnatigli dal cittì: “Ho vinto il Mondiale contribuendo alla qualificazione dell’Italia, allenandomi coi miei compagni che giocavano. L’ho vinto soffrendo con loro, gioendo con loro, incoraggiandoli e spronandoli. L’ho vinto sopportando Tardelli per quaranta giorni e, soprattutto, quaranta notti. Sapete cosa vuol dire essere in camera con Tardelli? Vuol dire non dormire mai! Era elettrico, come una lampadina: fossero esistiti i cellulari avrebbe potuto ricaricarne uno tenendolo in mano. Dopo il suo primo gol (Argentina-Italia, ndr) erano le sei di mattina, avevamo parlato di tutto, ma proprio di tutto. Gli dissi “Marco, io dormirei un po'”. Lui mi rispose “dai Franco, non hai proprio voglia di fare due chiacchiere?”“. Poco importa quello che dicono gli almanacchi: lui, in cuor suo, sa di aver contribuito alla vittoria finale della favola Mundial. “Di quel Mondiale mi resta l’indelebile fierezza di esserci stato e un cassetto pieno di maglie azzurre: la numero 1, quella del mio capitano, la numero 14, quella del mio carnefice notturno Tardelli, la numero 20, del nostro eroe Paolo Rossi, e la numero 21, la mia, mai usata ma per questo più rara, preziosa e azzurra di tutte“.

Dopo il Mundial gioca anche due stagioni col Torino, una con l’Udinese e una con l’Inter, militando assieme a Karl-Heinz Rummenigge. Chiude la carriera alla Sambenedettese, con l’ottimo score in Serie A di 183 presenze, 49 reti e un posticino indelebile nel cuore dei tifosi del Cagliari. A volte non serve essere sotto i riflettori per essere protagonisti, e da domani risponderemo gonfiando il petto: “Si, so chi è Franco Selvaggi“.

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Romeo Benetti – Gabriele Oriali – Gennaro Gattuso – Antonio Conte – Damiano Tommasi – Salvatore Bagni – Paul Scholes – Marcelo Zalayeta – Dino Baggio – Sebastiano Nela – Michelangelo Rampulla – Toninho Cerezo – Simone Barone – Emmanuel Petit – Andreas Brehme – Sergio Busquets – Claude Makélélé – Tomas Repka