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Allenamenti particolari, partite ogni due giorni, sistema di gioco discutibile e adattamento di alcuni giocatori in ruoli non propriamente a loro consoni. Questi soltanto alcuni dei dettagli che sono balzati al nostro occhio durante la visita al ritiro della Sampdoria in quel di Pinzolo. Dopo aver assistito agli allenamenti ed alcune amichevoli della squadra di mister Zenga avevamo iniziato a maturare dei dubbi sul rendimento dei blucerchiati, come di certo è emerso nelle nostre analisi post partita. Questi dubbi si sono trasformati in dura realtà dopo lo 0-4 maturato ieri sera contro il Vojvodina, a dimostrazione che l’allenatore ed il suo staff potrebbero aver trascurato alcuni campanelli d’allarme che, già durante il ritiro, erano palesi un po’ a tutti coloro che hanno avuto il piacere di assistervi.

RITMI BLANDI – Metodo differente, difficilmente visto in Serie A, probabilmente fruttuoso nel medio/lungo periodo, ma forse il sistema di allenamento utilizzato da Zenga per il ritiro di Pinzolo non è stato propriamente consono all’impegno imminente in Europa League. Molto spesso una sola seduta di allenamento al giorno, una partita ogni due giorni con l’11 di partenza costantemente diverso e 3 cambi come da partita ufficiale, avversari non propriamente top team e giorno di riposo post match. Molto probabilmente questo tipo di rituale ha principalmente lo scopo di far acquisire rapidamente il ritmo partita, ma riduce di molto la possibilità di provare schemi offensivi e difensivi, oltre a non creare meccanismi rodati in campo tra chi gioca e chi non lo fa. Difficilmente si è visto due volte di fila lo stesso undici in campo e, per i giocatori, forse è risultato complicato conoscere i nuovi compagni ed adattarsi alle nuove posizioni in campo. Insomma, tanti esperimenti che, ripetiamo, probabilmente avranno il loro esito positivo per l’inizio del campionato, ma sono sembrati forse inadatti alla scadenza a breve termine. La rosa ampia, giocatori in partenza, un allenatore diverso per ogni settore del campo e le continue rotazioni, probabilmente hanno avuto come esito negativo il plasmare una squadra slegata, troppo spezzettata e senza un’identità precisa.

GIRA LA RUOTA- Oltre agli allenamenti non esattamente convenzionali, è saltato all’occhio il sistema di gioco provato da Zenga durante le amichevoli disputate. Il modulo scelto è il 4-3-3, che a prima vista non sembrava propriamente il più adatto per gli uomini a disposizione. Questo presentimento si è rivelato veritiero in entrambe le partite osservate contro Trapani e Kalloni, con più di un giocatore in netta difficoltà. Se nella prima partita l’utilizzo (discutibile) di Duncan e Okaka come esterni d’attacco poteva essere considerata una soluzione temporanea (anche per l’imminente partenza di entrambi), le scelte viste contro i greci si sono dimostrate consapevoli e ragionate, con problemi che da subito abbiamo provato ad evidenziare. La prima difficoltà stava nel centrocampo, vera arma in più della Sampdoria solida e letale di Mihajlovic. L’impiego in contemporanea di Barreto e Fernando portava ad una sorta di ingolfamento della metà campo, con i due giocatori spesso a pestarsi i piedi e l’ex Palermo in evidenti difficoltà di corsa nell’interpretare al meglio il ruolo di mezzala, con conseguente rallentamento della manovra e grossi limiti nel collegare i reparti. Soriano, da solo, doveva affidarsi a sgroppate solitarie e, se in fase difensiva la squadra reggeva anche per i limiti degli avversari, in fase di costruzione del gioco la manovra era spesso sterile ed improduttiva. In attacco Muriel, nonostante le incredibili doti tecniche, sembrava soffrire nel ruolo di unica punta, non riuscendo al meglio nel gioco spalle alla porta e di sponda ai compagni, così come Krsticic appariva come pesce fuor d’acqua nel ruolo di esterno d’attacco, risultando molto più produttivo quando arretrato nella propria metà campo.

Unica intuizione apprezzata, quella di schierare Zukanovic come centrale di difesa: pur con mille pregiudizi, abbiamo dovuto ricrederci per l’affidabilità mostrata dall’ex Chievo e la conseguente intesa sia con Silvestre che Regini sulla sinistra. Purtroppo, però, Zenga non ha voluto sfruttare queste indicazioni, lasciando intatte le basi non proficue e modificando ciò che di buono si era visto: Palombo difensore centrale è stata forse la decisione peggiore del disastro di Torino, a cui poi il tecnico ha provato a mettere una pezza con evidente ritardo.

ESITO GIA’ SCRITTO- Che dire, i prodromi della sconfitta erano tutti evidenti e palesi già nei giorni del ritiro e sembra davvero improbabile che i membri dello staff non siano riusciti a notarli. Forse una troppa fiducia nelle proprie convinzioni e un’eccessiva sottovalutazione dei mezzi degli avversari hanno portato la squadra alla deriva, con la speranza che Zenga & Co. riescano a percorrere qualche passo indietro in vista del delicato match di ritorno. Un consiglio? Forse il sistema di Mihajlovic non era poi così malvagio…schierare la squadra con un 4-3-1-2 potrebbe compattare il centrocampo, con Krsticic di nuovo nel suo ruolo di mezzala e Soriano ad appoggiare le punte Eder e Muriel, più vicine tra loro e libere di duettare tra le maglie avversarie. In difesa Zukanovic e Silvestre potrebbero essere più adatti ad arginare le scorribande dei giovani serbi rispetto al non più scattante Palombo, a ricomporre una linea difensiva che, in amichevole, sembrava riuscire a contenere avversari fisici ma anche rapidi nelle gambe. Riuscirà Zenga a rivedere il proprio credo e tornare sui suoi passi? Fatto sta che, nella sconfitta di ieri sera, c’è ben più di un suo zampino.