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Dida

Ripercorriamo insieme la carriera di Nelson Dida, portiere brasiliano che dopo essere stato uno dei migliori al mondo finì per regalare più guai che gioie al Milan.

 

Quarti di Finale della Champions League 2004-2005: dopo aver vinto la gara d’andata per 2-0, il Milan controlla agevolmente il match di ritorno, ormai certo della qualificazione. Ma l’esasperazione degli interisti sfoga in una contestazione che rischia di diventare tragica: un petardo lanciato dalla curva nerazzurra colpisce in pieno il portiere rossonero, Nelson Dida. Il Milan vincerà per 0-3 a tavolino mentre il brasiliano, almeno apparentemente, non riporterà danni fisici rilevanti. Curioso però notare come questo episodio così tribolato coincida in maniera spaventosa con l’inizio del declino dell’estremo difensore carioca, fino a quel momento uno dei migliori portieri esistenti sulla faccia della Terra. La carriera di Dida è tutt’ora in corso, ma molti credono che sia terminata realmente dopo quell’incidente a San Siro.

Nelson de Jesus Silva, detto Dida, nasce il 7 ottobre del 1973. Ad appena diciannove anni, nel 1992, è già titolare del Vitòria, club per il quale difende la porta un’intera stagione. L’anno successivo è quello del passaggio al Cruzeiro, quello che coincide con le prime gioie a livello personale e di club: Dida vestirà la maglia dei brasiliani fino al 1998 e conquisterà, nell’ordine, quattro campionati Mineiro, una coppa del Brasile, una Copa deo Oro, una Copa Master, una Libertadores e una Coppa Intercontinentale. In Brasile è ormai affermatissimo: inevitabilmente conquista la Nazionale, partecipando anche al Mondiale del 1998 come riserva. Dopo aver vinto praticamente tutto ciò che c’era da vincere in terra natia, Dida decide di trasferirsi all’estero. Ed è nel 1999 che inizia la sua travagliata storia d’amore-odio con il Milan: i rossoneri lo acquistano per tre miliardi di lire, salvo poi parcheggiarlo per qualche mese al Lugano, in Svizzera, dove non giocherà mai. Così arriva il secondo prestito stagionale, al Corinthians, dove in pochi mesi conquisterà un altro campionato e una nuova Coppa Intercontinentale, parando peraltro il rigore decisivo della lotteria. L’avventura europea sembra essere iniziata abbastanza in sordina, ma l’anno successivo il brasiliano conta di stabilirsi permanentemente a Milanello, anche per via dell’acquisizione di titolarità come portiere della Seleção. E in effetti l’allora padrone della difesa della Nazionale nel 2000 ritorna al Milan. Tutto quello che lascerà, però, sarà solo distruzione.

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Dida con la maglia del suo attuale club, l’Internacional

Al di là della sola presenza in campionato di novembre contro il Parma, Dida si segnalerà per una delle papere più clamorose della storia del calcio recente, la prima di una lunga serie con la maglia del Milan: in Champions League i rossoneri, sotto un diluvio universale, sono sullo 0-0 in casa del Leeds. Un tiro dalla metà campo arriva nella zona del portiere, che blocca senza problemi e poi fa rimbalzare la palla a terra. Purtroppo per Dida, il pallone approfitterà del terreno inzuppato dalla pioggia per avvalersi di uno strano effetto, regalando così un gol brutto quanto decisivo agli inglesi, che vinceranno il match per via di quella topica. I problemi, però, non restano confinati solo in campo: il giovane viene segnalato e coinvolto nello scandalo passaporti falsi e subisce una condanna di sette mesi con la condizionale. Chi semina vento raccoglie tempesta e il ragazzo di Irarà pare in tal senso una reale e pericolosa calamità per il club italiano. Galliani lo rispedisce nuovamente al Corinthians in prestito, dove colleziona altre vittorie, mentre in Nazionale vince si il Mondiale in Corea e Giappone ma soltanto come secondo di Marcos. Si concretizza poi il nuovo ritorno al Diavolo, nel 2002: è abbastanza palese come per il brasiliano questa sia l’ultima chance per dare una svolta alla sua carriera. Una svolta che, sorprendentemente, trova riscontri più che positivi. La fortuna inizia a girare nel preliminare di Champions League del 2002-2003 giocato contro lo Slovan Liberec: Abbiati, il portiere titolare, si fa male ed è costretto a lasciare il campo nel secondo tempo. Il subentrato Dida finirà per non abbandonare più quella porta, divenendo per anni l’indiscusso portiere titolare del Milan. La stagione è un trionfo: i rossoneri vinceranno la Coppa Italia e, soprattutto, la Champions League nella finale tutta italiana contro la Juventus. Proprio Dida sarà determinante per la conquista della coppa dalle grandi orecchie all’Old Trafford, con alcuni rigori neutralizzati. E’ ovviamente in questo periodo che nasce, specie in Italia, il dualismo tra lui e Gigi Buffon: in molti considerarono il neo eletto Campione d’Europa, perfetto esponente della scuola di portieri brasiliani dell’epoca, un pericolo nella leadership mondiale del portierone juventino. L’anno successivo per l’ex Cruzeiro sarà quello della consacrazione: il Milan ottiene la Supercoppa Europea e vince un campionato dominato, con il numero 12 che prenderà soltanto 20 gol in Serie A. Con la sua potenza di gambe e le sue movenze feline Dida compirà delle parate stratosferiche: su tutte spiccano le due nella gara casalinga di Champions contro l’Ajax. In quelle due grandi espressioni di forza c’è tutto il miglior Dida: esplosività, scatto, adrenalina. Se sorpasso c’è stato, ai danni di Buffon, forse fu proprio ed unicamente in quel periodo. Per alcuni è difficile ammetterlo ma Nelson Dida, estroso portiere dall’acconciatura cicatriziale, per un paio di anni è stato il miglior estremo difensore del mondo, il più grande di tutti. Più grande forse anche di sé stesso e dei suoi limiti, i quali saranno protagonisti principali del suo ultimo periodo italiano. Nella stagione successiva si consuma il dramma sportivo di Istanbul per il Milan. Ma, come detto, ancor prima si era disputato il funerale sportivo di una saracinesca imbattibile.

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Anche con la maglia del Brasile Dida ha regalato interventi spettacolari

Non c’è alcuna prova concreta della correlazione tra quell’episodio e il successivo ed imponente calo psico-fisico del portiere. Fatto sta che l’avvenimento di San Siro, forse inconsciamente, finì per danneggiare e disturbare il Campione del Mondo, il quale pareva decisamente più insicuro nelle sue azioni in campo. All’inizio della stagione 2005-2006 le sue prestazioni sono caratterizzate da una costante incredibile di errori e indecisioni. Il colmo lo si tocca del Derby d’andata, nel quale in pratica regala il gol della vittoria all’Inter. Nella seconda parte di un anno di transizione per la sua squadra si riprenderà parzialmente, riscattando alcune gare horror della prima porzione di annata. Anche il Mondiale tedesco non garantirà emozioni positive: Dida lo gioca da titolare ma i suoi vengono eliminati ai Quarti di Finale dalla Francia, poi finalista. Forse anche per questo, il giorno dopo l’eliminazione il brasiliano annuncerà il suo addio alla Nazionale. Nel tifo rossonero intanto iniziano i primi mormorii: c’è chi non ha più fiducia in lui, ma anche chi lo difende a spada tratta. In fondo, una stagione storta può capitare a chiunque. Due indizi, però, fanno una prova e nell’anno successivo i guai causati da Baghera La Pantera, soprannome datogli dal giornalista rossonero Carlo Pellegatti, finiranno per aumentare: il ragazzo non solo commette i soliti errori in campo ma è anche vittima di infortuni che lo tengono spesso fuori dal rettangolo di gioco. D’altro canto arriva comunque un’altra Champions League a fine anno, con Dida che conquista così il suo secondo alloro massimo europeo. Nonostante tutto quindi la società, anche come segno di riconoscenza, gli offre un rinnovo triennale che l’ex Corinthians accetta dopo qualche titubanza. Un potenziale nuovo inizio che, in realtà, si tramuterà in una lenta agonia. Le papere di Dida diventano sempre più frequenti e il portiere brasiliano, ormai ombra del gigante venuto dal Brasile per dominare l’Europa e l’Italia, raggiunge l’apice della sua inadeguatezza nell’ottobre del 2007: dopo un gol subito in casa del Celtic l’ex estremo difensore della Seleção viene sfiorato provocatoriamente da un tifoso scozzese che aveva invaso il campo. Dopo aver provato ad inseguirlo per un paio di metri, si getterà a terra come il peggior attore di teatro, facendosi portare via addirittura in barella. Per tale sceneggiata l’UEFA lo punirà con un turno di squalifica, con un altro turno precedentemente comminato ma poi annullato grazie al ricorso del club. Come se non bastasse, per la seconda volta in pochi anni il brasiliano concede la vittoria di un Derby all’Inter con una topica orribile su un tiro di Cambiasso. Il malcontento esplode: i tifosi ormai gli hanno voltato le spalle da mesi e pretendono la sua testa. Ancelotti, approfittando anche di alcuni guai fisici che continuano a tormentarlo, rimpiazzerà il protagonista del trionfo di Manchester con l’australiano Kalac. L’ultimo baluardo brasiliano sembrerebbe essere fuori dai radar della titolarità, visto che negli anni successivi è costretto a fare il secondo di Abbiati prima e di Storari poi, vedendo pochissimo il campo. Dopo vari alti e bassi si riprende definitivamente la maglia da titolare alla fine del 2010, battendo persino un record: è infatti al secondo posto tra i portieri più presenti nella storia rossonera, con il solo Sebastiano Rossi davanti a lui. Ma per recuperare il tempo perso ormai è troppo tardi: dopo 9 stagioni consecutive tra il trionfale e lo sconcertante, Dida si svincola dal Milan e la proprietà lo lascia andare senza troppa disperazioen. Qualcuno piange dal dolore, altri persino dalla gioia. Attualmente l’ex vincitore della Copa America 1999 difende la porta dell’Internacional de Porto Alegre e, nonostante i 42 anni suonati, sembra abbia trovato una seconda giovinezza di cui godere nella sua patria natale.

Se dovessimo scegliere un personaggio della letteratura da abbinare all’ormai iconico ex portiere rossonero, quello sarebbe senz’altro il tormentato Dottor Jekyll, scienziato ossessionato dai suoi esperimenti e costretto a convivere con la sua parte malvagia, Mister Hyde, incautamente scatenata: portiere dalla clamorosa velocità di reazione e dai riflessi inumani, ha spesso peccato in diverse occasioni nella lettura delle azioni ed anche a livello psicologico era vittima di continue amnesie che, in parte, hanno pregiudicato una carriera comunque vincente e, perché no, storica. A chi lo ha venerato come un Messia e a chi ancora oggi sportivamente ne ha un ricordo pessimo, il due volte trionfatore della Confederations Cup ha ugualmente finito per regalare emozioni vere, pure, sincere. E, d’altronde, nel calcio anche questo è uno degli obiettivi da raggiungere. Papere, miracoli, petardi: Nelson Dida non si è fatto mancare nulla. E le pagine che ha scritto nel libro del gioco più bello del mondo saranno eterna testimonianza di una carriera scoppiettante e vissuta all’insegna del “pericolo” sportivo. Un amante del brivido, perfettamente ricambiato dallo stesso. E la pantera carioca, nonostante le ferite della vita, continua a compiere i suoi deliziosi e felini balzi.