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Cicinho

Cicinho, terzino brasiliano con un passato a Roma, poteva essere il nuovo Cafu ma si è perso per via di infortuni dolorosi e di gravi dipendenze.

 

Sin da prima del ritiro di un’autentica leggenda vivente, quel Marcos Cafu ribattezzato amabilmente in Italia “pendolino” per via delle sue grandi ed instancabili capacità di corsa, in Brasile la ricerca di un nuovo terzino destro di livello assoluto è parsa fin da subito complicata e dispendiosa. Nel corso degli anni ad emergere sono stati altri fuoriclasse come Maicon e Dani Alves, che con Inter e Barcellona hanno dato quanto di meglio ci si potesse aspettare. Prima di loro, però, un altro calciatore era stato designato come erede dell’ex giocatore di Roma e Milan: quel Cicinho che però, dopo un inizio di carriera molto promettente, ha finito per crollare sotto i colpi degli infortuni e dei suoi demoni interiori.

GLI INIZI – Cícero João de Cézare. E’ questo il nome completo di Cicinho, un nome che tradisce anche una leggera italianità nella parte terminale. E, difatti, il difensore possiede doppia cittadinanza. La sua carriera però inizia proprio in terra natia, precisamente tra giovanili e prima squadra del Botafogo, club che fa esordire il brasiliano nel mondo dei professionisti a diciannove anni. E’ invece nell’Atletico Mineiro che il ragazzo inizia a macinare più minuti nelle gambe e a mostrare la sua modernità in un ruolo sempre più difficile da interpretare nel calcio contemporeaneo: Cicinho sembra aver pochi affanni nella fase difensiva e, soprattutto, un’ottima predisposizione nel farsi vivo in zone più avanzate del campo, tanto che con l’Alvinegro segnerà quattro reti. La vera esplosione calcistica arriverà al San Paolo, club brasiliano di grande tradizione e costantemente tra i più forti e validi della nazione: dal 2003 al 2005 Cicinho giocherà come titolare vincendo la Copa Libertadores e il Mondiale per Club. Ovviamente, le sue performances col Tricolor Paulista lo imporranno anche nella Nazionale brasiliana: con la Seleçao arriveranno 17 presenze ed una rete, nello spazio però di soli due anni. Il momento di spiccare il volo è ormai arrivato e persino il glorioso Morumbi sembra stare stretto ad un ragazzo che ha tutti i crismi del predestinato. Così, nel mercato di gennaio del 2005, il Real Madrid si aggiudica le prestazioni dell’atleta al termine di una lunghissima trattativa. Apparentemente un sogno, che però si trasforma in un tremendo incubo praticamente da subito.

Cicinho
Cicinho durante la presentazione al Real Madrid

LEGAMENTI DI CRISTALLO – Cicinho viene acquistato con l’intenzione di farne, dopo qualche mese di ambientamento, il nuovo Michel Salgado: lo spagnolo, che quell’anno aveva compiuto 30 anni ed era da svariate stagioni il titolare sulla fascia destra, iniziava a dare i primi segni di cedimento e il carioca pareva essere l’uomo giusto per sostituirlo. Purtroppo però nel settembre del 2006 il brasiliano andrà incontro al primo grave infortunio della sua carriera: nel match contro il Betis Siviglia Cicinho si rompe il legamento crociato del ginocchio destro, restando fuori per più di sei mesi. In pratica il rientro vero e proprio avviene nella stagione successiva: il Real Madrid di Capello vince il titolo dopo anni di digiuno e Cicinho darà comunque un discreto apporto, anche se non sempre da titolare. Il Real e l’allenatore, però, sembrano avere ancora dei dubbi sulle sue condizioni fisiche. Inoltre, sulla destra è stato dirottato spesso e con buoni risultati lo spagnolo Sergio Ramos. Così, nonostante il discreto investimento fatto anni prima, il Presidente Ramon Calderon decide di privarsene, senza avergli mai concesso una vera e propria chance. Cicinho però ha ancora tanto mercato in Europa e, un po’ a sorpresa, ad aggiudicarselo è una squadra italiana: si tratta della Roma. Nella Capitale Cicinho inizia subito mostrando le qualità che parevano perdute con l’avvento dell’infortunio: velocità, ottima fase offensiva, piedi brasiliani e, dunque, il più delle volte affidabili. Il modulo votato all’attacco del tecnico Luciano Spalletti, che schiera la squadra con un 4-2-3-1 all’epoca molto raro nel nostro torneo, finisce senz’altro per aiutarlo, mettendo in luce quelle che sono le sue caratteristiche principali. Anche la presenza di vari connazionali in rosa, come Doni, Juan, Taddei e Mancini, mette a proprio agio il terzino che si vede agevolata così la fase di ambientamento. Quelli dei giallorossi sembrano 9 milioni spesi in maniera ottima: Cicinho è determinante per il secondo posto in campionato e mette in saccoccia anche i suoi primi trofei italiani, ovvero una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Le scorie del passato sono però difficili da allontanare in maniera definitiva, così come la sfortuna che sembra perseguitare il terzino verdeoro. Nel febbraio del 2009, infatti, Cicinho assapora il gusto amaro di un destino beffardo: nella gara contro il Genoa prima sigla il gol del vantaggio per i suoi e poi finisce disgraziatamente per rompersi gli stessi legamenti del suo primo infortunio durante la militanza spagnola. Anche in questo caso, la diagnosi è degradante: sei mesi di stop e un’altra stagione buttata via. A distruggersi, però, non saranno solo i legamenti del calciatore ma anche i rapporti con il suo club.

CADUTA LIBERA – Nel 2009-2010 Cicinho torna abile e arruolabile, ma le cose nel frattempo sono cambiate nel mondo Roma: Luciano Spalletti si è dimesso, al suo posto è arrivato Claudio Ranieri. Il tecnico ex Chelsea preferisce sulla destra l’esperienza di Cassetti e la freschezza giovanile di Motta, con il terreno di gioco che sembra dargli ragione: così per il brasiliano si chiudono clamorosamente le porte del campo. Nonostante la ritrovata integrità fisica il carioca viene costantemente ignorato dall’allenatore e, inevitabilmente, il tutto porta alla cessione del laterale difensivo. La Roma però vuole ancora “proteggere” l’investimento, così tramuta l’addio in arrivederci con sei mesi di prestito al San Paolo, il club nel quale Cicinho era diventato grande. Sfortunatamente anche qui le cose si dimostrano diverse, con la titolarità che rimane un miraggio. Cicinho torna a Roma ma, a parte pochissime presenze, la situazione non sembra affatto migliorare. Nel 2011 arriva un altro prestito, al Villareal, ma anche qui saranno davvero pochi i minuti in campo per il ragazzo. Cicinho non vuole arrendersi e, ancora una volta, torna a Roma per tornare protagonista: d’altronde l’allenatore è cambiato di nuovo, con l’avvento di Luis Enrique e il ritorno di un gioco molto più offensivo e congeniale alle sue caratteristiche. Il calciatore gioca anche da titolare uno dei due impegni nei preliminari di Europa League ma il futuro tecnico del Barcellona non vede in lui un giocatore sul quale fare affidamento. Così, a fine 2012 e dopo una sfilza infinita di panchine e tribune, Cicinho saluta definitivamente la Roma e l’Italia al termine del suo contratto. Attualmente, dopo aver militato nello Sport Recife, gioca con i turchi del Sivasspor.

Cicinho
Il brasiliano esulta dopo un gol con la maglia del Sivasspor

ALCOOL E REDENZIONE – L’addio a Roma ha rappresentato un punto di svolta per il terzino che, in varie interviste, aveva spiegato come egli stesso fosse rimasto vittima consapevole di un giro di vizi che ne aveva minato la stabilità fisica e mentale: “Andavo a Trigoria, mi allenavo ma sapevo che la domenica non avrei giocato. E allora quando arrivavo a casa bevevo molto e fumavo. A casa avevo casse di birra e altri tipi di alcool, bevevo da solo o insieme a falsi amici. Mi piaceva andare in discoteca, bevevo e non riuscivo a fermarmi. Non ho preso la droga solo perché sapevo che c’erano i controlli anti-doping, altrimenti l’avrei fatto. Ma d’altronde l’alcool è la peggior droga che esiste al mondo. Ho pensato di lasciare il calcio, stavo a pezzi. Quando la Roma mi ha dato in prestito al San Paolo volevo lasciare tutto ed ho mancato di rispetto anche al club che mi ha fatto conoscere al mondo del calcio”. Fortunatamente, la storia di Cicinho ha un lieto fine: proprio a Roma il brasiliano conosce una donna che rinvigorisce la sua anima e il suo cuore, grazie anche alla frequentazione di una Chiesa Evangelica. Il matrimonio tra i due consente al ragazzo di tornare a mettersi in gioco con equilibrio e razionalità. I grandi traguardi sono ormai lontani e irraggiungibili, ovvio. Ma, a dispetto di molti altri, Cicinho ha trovato vigore e aiuto per potersi rialzare, tornando a giocare con continuità e uscendo da un vortice che avrebbe potuto portarlo all’autodistruzione. L’ex giallorosso non sarà di certo ricordato come il nuovo Cafu ma, in fondo, ha finito per vincere la sua partita più difficile.