Cosa vuol dire Il Diavolo veste Prada? Significato del film

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Chi non ha mai visto almeno una volta Il Diavolo veste Prada? Una pellicola che può essere definita un vero e proprio classico per la Gen Z, considerando la sua uscita al cinema nel 2006. Cast stellare, con Anne Hathaway, Meryl Streep, Emily Blunt e Stanley Tucci, che ben adattano il romanzo omonimo di Lauren Wisberger.

Un’analisi dettagliata, offerta da un punto di vista molto personale, del mondo dell’informazione legata alla moda. Si tende a ritenere, a torto, che tutto ciò che non sia di grande impegno sociale, letterario o politico sia di seconda categoria. Scrivere di cronaca e moda non sono attività paragonabili per alcuni, Andy compresa. Oltre a dipingere il celebre personaggio di Miranda Priestly (Anna Wintour nella vita reale), la pellicola regala un’importante lezione alla sua protagonista e al pubblico tutto. Ogni lavoro ha una sua dignità. Osservarlo dall’esterno, lanciando giudizi sferzanti, indica semplicemente che non si hanno i mezzi per comprenderlo realmente.

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Il Diavolo veste Prada: significato

Vi sono differenti livelli di lettura quando si parla de Il Diavolo veste Prada. Proviamo ad analizzarli tutti di seguito:

  • Estetica – Inutile nascondersi, la nostra società conferisce un ruolo molto importante all’estetica. La famosa prima impressione che imprimiamo nella mente degli altri ha la sua rilevanza. Concentrandosi sul solo vestiario, ad esempio, questo offrirà degli elementi atti a “categorizzare” un tale soggetto. Detto che spesso l’estetica possa ingannare e che tali analisi preliminari siano spesso frutto di pregiudizi, è impossibile negare l’esistenza di questo meccanismo. Vi è un mondo dietro la moda, fatto di analisi approfondite, studi e professionalità. Andy ritiene di prestare pochissima attenzione a certe cose, in quanto ritenute superflue e frivole. Le viene però mostrato in maniera chiara come anche questo suo atteggiamento rientri in un meccanismo gigantesco, quello della moda, che la ingloba anche quando lei pensa d’esserne fuori. Se da un lato scopriamo l’importanza di questo settore e la cura con la quale viene portato avanti, dall’altro viene evidenziata una certa ipocrisia. Tendiamo a pensare d’essere giudicati negativamente da chi è solito seguire la moda con attenzione e vestirsi di conseguenza. Siamo però un po’ tutti Andy e lasciamo che la nostra bocca spari sentenze sferzanti a sua volta, ridicolizzando chi ha seguito un dato percorso nella vita. Siamo due facce della stessa medaglia.
  • Come fare strada nel lavoro di oggi – La passione per un lavoro è garanzia di successo? Non è una regola scritta, anzi. Il Diavolo veste Prada prova a delineare un quadro del mondo del lavoro attuale. Puntare tutto sul famoso “lavoro dei sogni” come Emily, raggiungendo quell’ufficio ambito ritenendosi esperti e pronti, è un’arma a doppio taglio. Potrebbe infatti creare un intoppo nel processo di crescita e apprendimento. Andy è invece acerba. I suoi studi sono stati generali, atti a consentirle di lavorare ovunque nell’ambito della scrittura. In questo modo ha la possibilità di apprendere sul campo le specifiche del mondo della moda. Superati i suoi preconcetti, evidenzia un’umiltà assente in Emily, che non è in grado di trasformarsi in una spugna come lei. È giusto? No! È la realtà? Quasi sempre.
  • Scalata al vertice – Il mondo del lavoro è una costante scalata. La maggior parte di noi, piccole Andy in erba, parte dal basso. Gradino dopo gradino si tenta di raggiungere la cima, perché è ciò che ci hanno insegnato. Ciò comporta, però, un costante sacrificio della propria vita privata. Anni investiti (non necessariamente sprecati) per quel sogno che ci viene venduto da una propaganda fallace. Raggiungere la vetta per essere felici. E se invece spezzassimo la catena? Andy decide a sorpresa di farlo. Interrompe il suo percorso e prova a percorrere una strada differente. La condurrà al successo? Chi può dirlo ma non è questo che conta. Dobbiamo creare la nostra piramide e porre in cima ciò che noi riteniamo essere importante. Cimentarsi in una scalata contro gli altri è controproducente. Soltanto uno potrà ritrovarsi in vetta, sacrificando tutto il possibile. Creare la propria struttura è invece ben altra questione. In questo caso saremo noi a decidere quando smettere di salire, ritenendoci soddisfatti del risultato, magari non eccelso, sul fronte lavorativo, che ben si combina con la sfera privata. Ecco la ricetta per essere felici.

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