Il truffatore di Tinder, la storia vera del film Netflix

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Il truffatore di Tinder è un nuovo docu-film. Un titolo che riesce a mescolare molto bene il thriller all’investigazione giornalistica. Occorre sottolineare, infatti, che la storia narrata non è frutto di una sceneggiatura: è tutto vero.

Scopriamo la vera storia de Il truffatore di Tinder. Un caso di cronaca portato a galla da Verdens Gang, noto quotidiano norvegese. Tutto ruota intorno a un giovane ragazzo israeliano, Shimon Yehuda Hayut.

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Il truffatore di Tinder, storia vera

Avete visto Il truffatore di Tinder su Netflix? Se lo avete già fatto o è nella vostra lista di film e serie in streaming da vedere, ecco la storia vera che ha ispirato questo docu-film. Tutto ruota intorno a Shimon Yehuda Hayut, ragazzo israeliano che si è impossessato di un gran numero di identità per riuscire a circuire le donne conosciute, divenute sue vittime. Il caso preso in analisi è quello di Simon Leviev. Si tratta di un’identità fittizia. Sulla carta sarebbe il figlio dell’imprenditore Lev Leviev, mai esistito, noto come il re dei diamanti.

Il primo passo avveniva sempre su Tinder. Da qui in poi la procedura era molto schematica. Il primo appuntamento doveva essere in un hotel di lusso o, in svariati modi, doveva risultare particolarmente spettacolare. Le sue presunte possibilità economiche dovevano essere chiarite fin da subito. Basti pensare che a una delle vittime ha acquistato un biglietto da Stoccolma ad Amsterdam, soltanto per potersi vedere di persona. Si può dire che questa fase rappresenti l’investimento del giovane. Non devono esserci dubbi sul fatto che lui sia ricco e che il denaro non sia un problema.

La finta storia di Simon

La fase del corteggiamento era ben serrata. Le vittime dovevano sentirsi ammaliate da questo vortice di attenzioni. Piombate di colpo in un mondo lussuoso, come in una favola. Simon sapeva esattamente cosa stava facendo e nel tempo ha perfezionato la sua recita. Jet privati, guardie del corpo e una presunta ex moglie con la quale aveva avuto una figlia.

A completare la narrativa anche un tocco di mistero, fondamentale per il piano. Ha spiegato alle vittime d’avere molti nemici. Ha così chiesto ad alcune i dati delle loro carte di credito. Ad altre, invece, del denaro ottenuto da onerosi prestiti in banca. Somme che prometteva di restituire, ovviamente, che lo avrebbero aiutato a muoversi senza mettersi in pericolo, evitando che la tracciabilità dei pagamenti lo rendesse un bersaglio dei suoi nemici.

I suoi costanti spostamenti lo hanno reso un fantasma. Un processo reso molto più facile dal fatto di star utilizzando carte di credito non sue e contanti. Soltanto un’operazione internazionale poteva bloccarlo, considerando le limitate risorse della polizia locale.

Il Truffatore di Tinder, come finisce

Tutto cambia, però, quando Cecilie Schroder Fjellhoy decide di raccontare la propria storia. È stata truffata per ben 250mila dollari e vuole impedire che l’uomo possa fare lo stesso con altre. Rende tutto pubblico, consegnando l’intero storico delle conversazioni avute con il presunto Simon Leviev a VG (giornale norvegese prima citato).

La redazione svolge un lavoro impeccabile, risalendo ad altre vittime. Per quanto avesse orchestrato un piano brillante, Shimon non è di certo Arsenio Lupin. In Grecia si è interrotta la sua corsa. Giunto nel Paese con un passaporto falso, è stato messo in manette.

Cosa gli è accaduto? Purtroppo il finale di questa storia lascia molto a desiderare. Impossibile pensare che sia stata fatta giustizia. Shimon non viene accusato di frode. Il suo reato è quello d’essere entrato in un altro Paese con un passaporto falso. Non ci saranno risarcimenti sanciti dalla legge. L’inchiesta giornalistica ha però ottenuto il risultato sperato. Shimon non potrà più adescare donne su Tinder, soprattutto dopo il docu-film Netflix. Il suo modus operandi è giunto alla luce delle sole e si spera possa aiutare tante a sospettare maggiormente di ciò che è troppo bello per essere vero.

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