42 giorni nell’oscurità la storia vera che ha ispirato la serie Netflix

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42 giorni nell’oscurità è ispirata a una storia vera, ecco quale. Scopriamo cos’è realmente accaduto e ha portato alla serie Netflix.

42 giorni nell’oscurità è la prima serie cilena Netflix. Un thriller mozzafiato che promette di scalare la top10 della piattaforma streaming. Sappiamo che è ispirata a una storia vera ma è difficile trovare dettagli online. Di seguito vi raccontiamo cos’è realmente accaduto.

42 giorni nell’oscurità storia vera

42 giorni nell’oscurità getta luce su un caso che ha sconvolto il Cile, quello dell’omicidio di Viviana Haeger. La serie thriller di Netflix adatta il libro del giornalista Rodrigo Fluxa. Per il fatto di cronaca occorre tornare indietro nel tempo fino al 2010. È bene sottolineare come lo show non sia un true crime e non rispecchi con esattezza i fatti, tutt’altro.

La produzione Netflix pone l’accento sulla donna scomparsa e su sua sorella Veronica, così come sull’avvocato Victor Pizarro. In tribunale, invece, il caso avvolse il vedovo della Haeger e un operaio, Jose Perez Mancilla, oltre al resto della famiglia.

La storia vera di 42 giorni nell’oscurità è ambientata a Puerto Varas. Un luogo splendido nel Distretto dei Laghi, conosciuto come la Svizzera del Sud America. Il 28 giugno 2010 Jaime Anguita si recava a lavoro, accompagnando le figlie a scuola lungo il percorso. Al tempo le due avevano 14 e 8 anni. La moglie, Vivian Haeger, era rimasta a casa con l’impegno di passare a prendere le ragazze nel pomeriggio.

In seguito l’uomo ha ricevuto una telefonata, scoprendo il rapimento di sua moglie. Ha raccontato poi alla polizia d’aver ignorato il tutto, pensando a una truffa. In seguito Vivian, la maggiore delle figlie, aveva deciso di tornare a casa da sola perché la madre non si era presentata, trovando la porta sul retro aperta e la stanza della madre messa a soqquadro. Dopo la sua chiamata, il padre ha denunciato tutto alla polizia.

Ha così avuto inizio il loro incubo, con una ricerca in lungo e in largo molto pubblicizzata sui media. Due mesi dopo Anguita ha avvertito la polizia d’aver ritrovato il cadavere di sua moglie nell’intercapedine della sua casa. Le sorelle e la madre della vittima hanno subito espresso i propri sospetti sull’uomo, sostenendo come la coppia avesse un rapporto conflittuale. Nel 2015, dopo ben cinque anni dai fatti, uno dei suoi operai, Jose Perez Mancilla, ha confessato alla moglie d’essere il vero assassino. Un mero esecutore, assoldato da Anguita per uccidere sua moglie.

Il vedovo è stato preso in custodia e sottoposto a processo, per poi essere liberato per assenza di prove schiaccianti. Un caso complesso che ha creato un precedente tremendo in Cile, come sottolineato dalla sorella della vittima: “Ora ogni marito che intende uccidere la moglie può assumere un sicario”. Condannato invece Mancilla a 10 anni per rapina e omicidio.