L’Ora – Inchiostro contro piombo: storia vera e ambientazione storica

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L’Ora – Inchiostro contro piombo è la nuova serie a carattere storico di Canale 5, con Claudio Santamaria: ecco di cosa parla e qual è la vera storia.

Va in onda a partire da questa sera, mercoledì 8 giugno, la nuova serie di Canale 5 L’Ora – Inchiostro contro piombo, che vanta come protagonista Claudio Santamaria (Romanzo criminale, Diaz, Lo chiamavano Jeeg Robot).

L’attore romano interpreta Antonio Nicastro, che alla fine degli anni Cinquanta diviene direttore del quotidiano L’Ora di Palermo, risollevandolo dalla crisi grazie a un sempre più costante impegno giornalistico nella denuncia della mafia. La storia è ovviamente ispirata a fatti realmente avvenuti.

L’Ora – Inchiostro contro piombo: la vera storia

La serie L’Ora – Inchiostro contro piombo è tratta direttamente dal romanzo Nostra Signora della Necessità di Giuseppe Sottile (2006), che racconta la storia del quotidiano palermitano, ma da esso trae esclusivamente la parte dedicata alla trasformazione subita dal giornale tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta.

Il personaggio di Antonio Nicastro è di fantasia, ma si ispira a quello di Vittorio Nisticò, giornalista calabrese di Paese Sera, quotidiano romano controllato dal Partito Comunista Italiano, che nel 1954 si trasferì a Palermo per dirigere L’Ora, che era stato appena acquistato dalla casa editrice GATE, che faceva appunto capo al Partito.

La direzione di Nisticò cambiò radicalmente l’approccio giornalistico de L’Ora, sia a livello grafico che di scrittura. In particolare, la nuova direzione iniziò a raccontare nel dettaglio la realtà della mafia siciliana, a partire da un’inchiesta dell’ottobre 1958 che, nell’arco di due mesi, mise alla berlina molti nomi grossi di Cosa Nostra.

Pochi giorni dopo l’uscita del primo numero dell’inchiesta, una bomba esplosa in piena notte devastò la sede del giornale, ma l’indomani L’Ora uscì con un celebre titolo a nove colonne: “La mafia ci minaccia, l’inchiesta continua”. La notizia dell’attentato fece il giro del Paese, portando per la prima volta l’attenzione nazionale sul problema della mafia in Sicilia.