La guerra dei mondi: differenze tra il film di Spielberg e il libro

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Una sfida decisamente complessa quella di Steven Spielberg, che nel 2005 ha portato al cinema la sua versione de La guerra dei mondi, adattando il romanzo cult di H. G. Wells, pubblicato a puntate nel 1897. Da grande appassionato del genere, il regista premio Oscar ha deciso di osare, così come accaduto nel 1953, quando al cinema giunse il primo adattamento della storia.

Un grande mistero aleggiava intorno a La guerra dei mondi di Steve Spielberg, intenzionato a non fare trapelare alcun dettaglio sul suo adattamento. L’aspetto degli alieni venne scoperto dal pubblico soltanto una volta giunti in sala.

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La guerra dei mondi, differenze dal libro

Adattare un romanzo di un secolo prima, che guardava al futuro con quelli che oggi definiremmo elementi stereotipati, comporta ovviamente dei cambiamenti. L’idea di base andava preservata, ovviamente, ma gli sceneggiatori ricevettero l’ordine di ignorare senza timore tutto ciò che considerassero datato per un pubblico moderno.

All’uso di una voce narrante si aggiunge una struttura totalmente differente. La resistenza umana viene incarnata da un uomo comune, Ray, pronto a tutto pur di difendere i suoi figli. Un elemento cardine della storia, in grado di coinvolgere in maniera diretta lo spettatore, che in quegli alieni poteva rivedere il terrore dell’11 settembre e in Ray e la sua famiglia la propria vita.

Addio all’astronave aliena, lasciando spazio alle voragini nella terra. La struttura dell’azione è differente dal romanzo di Wells, così come le stesse motivazioni che spingono all’invasione.

Muta anche l’ambientazione ma vi è un espediente, nella sceneggiatura, che offre un ponte tra i personaggi del film e quelli del libro. L’attacco degli alieni costringe a fare a meno dell’elettricità e dunque di molte comodità moderne. Abbandonati anche dai sistemi di comunicazione, Ray e i suoi figli fanno una sorta di salto ideale nell’Ottocento.

La guerra dei mondi, finale

Il finale tra film e libro differisce molto. Nella pellicola di Steven Spielberg, primo a non aver apprezzato la conclusione del suo lavoro, i protagonisti scoprono come gli alieni drenino il sangue degli umani. Ciò per sviluppare una vegetazione rossa che richiami l’habitat del loro pianeta. I tripodi crollano con l’appassimento della vegetazione. Una scoperta che Ray e sua figlia fanno a Boston, dove un gigante meccanico prova l’ultima difesa ma crolla sotto i colpi dei militari. È l’inizio della vera risposta armata umana.

Ray e Rachel riescono quindi a raggiungere finalmente la casa dei genitori di Mary Ann, dove trovano la donna e un sopravvissuto Robbie. È così che ha fine questa storia, la cui sceneggiatura lascia molti dubbi. La chiusura è affidata alla voce narrante, che spiega come il sistema immunitario degli alieni non fosse in grado di gestire i miliardi di microbi che abitano la Terra. La convivenza con la biosfera è ciò che conferisce all’uomo il diritto di restare in vita nel suo mondo. Il tentativo di distruggere tutto ciò ha infine condannato i tripodi.

Come detto, neanche Steven Spielberg si è detto convinto da questa conclusione. La tensione narrativa crolla di colpo, visto che gli alieni sono impossibilitati ad abbandonare le proprie macchine. Si può dire che abbiamo fatto tutto da soli, o che la Terra si sia difesa autonomamente in qualche modo: “Non credo che H.G. Wells possa capirlo. Un comune raffreddore uccide i cattivi”. Il finale del romanzo è molto dissimile? In buona parte, anche se la soluzione finale è di fattoa stessa. Ciò che cambia, però, è la tensione narrativa, che in Wells non scema mai.

La guerra dei mondi trailer

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