Tutto il mio folle amore spiegazione e come finisce

Tutto il mio folle amore spiegazione e come finisce

Qual è il significato del finale di Tutto il mio folle amore? Ecco cosa sapere sul film di Gabriele Salvatores, tratto da una storia vera.

Ecco come finisce Tutto il mio folle amore, con Claudio Santamaria e Valeria Golino. Tante le differenze con la storia vera alla base ed ecco qual è il finale.

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Come finisce Tutto il mio folle amore

Il lungo viaggio di padre e figlio li porta fino in Croazia, tra mille emozioni e disavventure. Willi si esibisce in un’enorme villa con piscina e delfini, dove finalmente Elena e Mario, impegnati in una corsa disperata per ritrovare il ragazzo, giungono in tempo per scongiurare il peggio.

A causa di un incidente imprevisto, infatti, Vincent rischia di affogare. Elena si tuffa però prontamente, salvandolo praticandogli la respirazione bocca a bocca. È come se lei rinascesse con Vincent, dando il via a una nuova vita, una in cui suo figlio non sia unicamente qualcuno da tutelare a ogni costo dal mondo circostante.

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Nell’ultima scena assistiamo a un addio, o per meglio dire un arrivederci, tra Willi e suo figlio. L’uomo non ha smesso di essere un vagabondo. È nella sua natura vivere di musica e spostarsi da un luogo all’altro. Probabilmente tornerà in Albania. Mentre Mario si allontana per comprare cibo e acqua per il viaggio di ritorno, Elena sorprendentemente sale su una nave che sta per partire. Vincent non sa cosa fare, è titubante. Accetta però di partire con lei e iniziare un nuovo viaggio alla scoperta del mondo e di sé. Mario li vede andar via e decide di non intervenire. Si avvicina alla nave e indossa un naso finto per salutare il figlio adottivo. Dall’alto osserva tutto anche Willi. I due padri salutano a loro modo il giovane che si allontana e ride felice.

Tutto il mio folle amore spiegazione

Tutto il mio folle amore

Il finale è di difficile interpretazione. Vedere Elena abbandonare Mario, premuroso marito e padre affettuoso per Vincent, lascia un po’ senza parole. L’unico modo che si ha di spiegare il suo salire a bordo sta nel quasi annegamento di suo figlio. Riportarlo in vita ha ridestato anche lei. I due hanno una nuova chance, così da ripartire da zero e provare a capirsi per davvero.

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Elena è stata sempre attanagliata da grandi dubbi e ansie: “Cerco mio figlio, e poi? Lo riporto a casa. E poi? Ricomincio: l’istituto, le terapie, il maneggio. Non è la vita che mi ero immaginata”. Pensa, dunque, se non vi sia una vita diversa lì fuori, da qualche parte. Avere un figlio autistico non vuol dire mettere in pausa la propria vita. È possibile esistere al suo fianco senza trasformarsi in una badante h24. Occorre vedere Vincent come una persona completa e non un essere in costante bisogno di soccorso. Se c’è qualcosa che questo folle viaggio ha dimostrato è che lui può farcela lì fuori. Può vivere avventure e godere pienamente della esistenza. Ora lo ha capito anche sua madre.

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