Pulp Fiction come finisce e spiegazione del film

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Pulp Fiction è probabilmente uno dei film più famosi della filmografia di Quentin Tarantino. Una pellicola che ha fatto la storia ed è in grado ancora di confondere il pubblico.

Qual è il significato di Pulp Fiction? La pellicola, suddivisa in differenti storie che si intrecciano in parte, può risultare alquanto complessa. Ecco il suo senso nascosto.

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Pulp Fiction come finisce

La narrazione di Pulp Fiction non è lineare, quindi per spiegare come finisce occorre raccontare cosa sia accaduto ai vari protagonisti della pellicola:

  • Vincent Vega: Butch si imbatte in lui quando fa ritorno a casa sua. Lo trova seduto in bagno e lo uccide con la sua stessa mitraglietta.
  • Jules Winnfield: il “miracolo” avvenuto, che gli ha consentito di restare ancora in vita, gli apre gli occhi e lo spinge a cambiare vita. Non vediamo però un vero finale per lui.
  • Mia Wallace: lasciamo Mia ancora in vita, seppur per un pelo. Non sappiamo come il suo processo di autodistruzione proseguirà al fianco di Marcellus, che potrebbe avere una visione differente sulla vita dopo quanto accaduto.
  • Butch Coolidge: si è guadagnato la sua nuova vita. Dopo aver investito Marcellus, si è ritrovato in un incubo. Ha deciso di salvare la vita al boss, sodomizzato dai loro rapitori, Zed e Maynard. Questo gli vale una seconda chance.
  • Marcellus Wallace: è un uomo diverso dopo il violento stupro subito. Non è mai stato così lontano dallo stare bene, per citarlo. Butch lo ha salvato e la sua vendetta sarà crudele.

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Pulp Fiction spiegazione

Pulp Fiction è una sintesi perfetta dell’opera cinematografica di Quentin Tarantino. Una pellicola che è riuscita ad avere un impatto enorme nella storia del cinema e, al tempo stesso, nel nostro quotidiano. Questo film fa parte della nostra cultura e con la sua struttura e scrittura ha segnato un’epoca sul grande schermo.

Il manifesto di Tarantino non potrebbe che essere questo film del 1994, per come destruttura il cinema di genere. Tutto ha inizio con l’idea di narrazione proposta a pubblico e critica, tutto fuorché lineare. Si richiede uno sforzo a chi osserva in sala, che lentamente si rende conto di come questa idea di proporre una storia in realtà non confonda, bensì avviluppi ulteriormente lo spettatore, facendolo precipitare nella tana del bianconiglio. Il tutto condito da dialoghi epici, rimasti nella memoria di tutti, offerti con cura, eleganza, carattere e talento da un cast stellare.

Un film che ama giocare con il proprio pubblico, andando a sorprenderlo di volta in volta. Questo non è un film d’azione, o almeno non soltanto, e di certo non nella misura cui si era abituati a concepirli fino ad allora. Per questo motivo si vede spesso Tarantino divertirsi a disattendere le aspettative in sala. Ciò che accadrebbe in un “normale film d’azione” qui viene evitato agevolmente.

Parte del divertissement del regista premio Oscar sono inoltre le costanti citazioni. Non mancano scene che hanno strappato un sorriso ai critici appassionati del bel cinema. Il ballo tra John Travolta e Uma Thurman, ormai iconico, richiama quello di 8 e Mezzo di Federico Fellini, cui assiste Marcello Mastroianni, tremendamente annoiato. A ciò si aggiunge un chiaro elemento hitchcockiano, ovvero la valigetta di Marcellus Wallace. Cosa conterrà? Poco importa, che siano soldi o la sua anima. È l’elemento narrativo che conta, dal momento che fa da punto di riferimento funzionale allo svolgimento della narrazione. Per farla breve si parla di MacGuffin, termine coniato da Alfred Hitchcock per identificare un mezzo attraverso il quale garantire dinamismo a una trama.

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