mercoledì, Gennaio 19, 2022

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C’era una volta in America come finisce e significato

C’era una volta in America è uscito al cinema nel 1984 ed è il capolavoro di Sergio Leone. Una pellicola che ha fatto storia e che tutti dovrebbero vedere.

C’era una volta in America è un capolavoro ma la sua durata spesso spinge a rimandarne la visione. Si va dai 229 minuti della versione cinematografica ai 252 minuti di quella estesa, fino ai 276 minuti della versione integrale. Non siete riusciti a finirlo? Ecco come finisce.

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C’era una volta in America come finisce

È il 1968 e Noodles riceve un invito a un ricevimento presso la residenza del senatore Bailey, a Long Island. Scopre che il politico è legato a Deborah, probabilmente sua amante. Lei ha avuto una grande carriera teatrale e Noodles le fa visita in camerino. Lei è scossa ma poi gli racconta di Bailey, uomo potente, politico, invischiato però in un’inchiesta giudiziaria. Di colpo arriva David, figlio del senatore. Somiglia molto a un giovane Max, il che elimina ogni dubbio. Il senatore è proprio il suo amico, fattosi credere morto nel 1933.

Noodles lo raggiunge, nonostante Deborah lo preghi di non farlo. Max gli spiega come i suoi ex alleati gli vogliano impedire di comparire al processo. Prega Noodles di ucciderlo. Un modo per morire in maniera dignitosa e ripagarlo del torto, ovvero d’avergli rubato la vita: “Ti ho preso tutto, i soldi, la donna. Cosa aspetti a sparare?”.

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Un favore che Noodles non gli concede, continuando a chiamarlo Bailey e mai Max. Il suo amico è morto da tempo. Mentre va via, però, vede avvicinarsi un camion della spazzatura. Poco dopo scorge la figura di Max che raggiunge il mezzo e pare sparirvi all’interno, forse lasciandosi uccidere dalle lame compattatrici. Il film si conclude con un salto nel 1933, l’ultimo. Noodles è nel teatro cinese e giace sorridente sul letto, stordito dall’oppio.

C’era una volta in America significato

Il finale del capolavoro di Sergio Leone è pregno di significato. Si potrebbe dire che l’intera pellicola vi è riassunta. Il confronto tra Max e Noodles è splendido. Vi si sente tutto il peso della malinconia di un passato ormai lontano, sfocato. È gravoso il peso di un’amicizia tradita. Di ciò che poteva essere e non è mai stato. Tutto a causa dell’animo umano, che ha trovato in Max una declinazione meschina.

Se il presente è macchiato dal tradimento, il passato vive perfetto nella memoria e va preservato. È quello che fa Noodles. Ci prova a tutti i costi, negando l’evidenza. Non chiama Bailey col suo vero nome. Quello non è più Max e il suo nome non va accostato a ciò che il senatore rappresenta. A lui non deve nulla, neanche il regalo di una morte dignitosa. Avrebbe potuto farlo per Max, forse, ma lui è già morto negli anni trenta.

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