domenica, Dicembre 5, 2021

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Cosa è successo a Lea Garofalo? La causa della morte

La storia drammatica di Lea Garofalo è al centro di un film con protagonista Vanessa Scalera, dal titolo Lea. Una pellicola di Marco Tullio Giordana, in onda questa sera in prima serata su Rai 1, alle ore 21.25, celebrando così la Giornata Internazionale della violenza contro le donne.

Qual è la vera storia di Lea Garofalo? Chi l’ha uccisa e chi ha pagato con l’ergastolo per la sua crudele morte? Scopriamo la storia che ha ispirato il film biografico del 2015.

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La vera storia di Lea Garofalo

Nata in una famiglia legata alla ‘ndrangheta, Lea Garofalo si lega a Carlo Cosco, amico di suo fratello. Entrambi entrato in un’organizzazione criminale. Lei ne è invaghita e scappa con lui a Milano. A soli 17 anni partorisce la sua unica figlia, Denise.

Non è la vita che sognava e lui non è l’uomo che sperava fosse. A casa loro trovano spazio molti affiliati e lei vorrebbe scappare. Approfitta dell’arresto di Carlo. Porta via con sé Denise e le promette una vita diversa. Quando però un amico del suo ex le chiarisce come questi vorrebbe rivedere sua figlia, lei rifiuta e la sua auto viene data alle fiamme. Decide però di non cedere e anzi di denunciare.

È l’inizio di un lungo percorso che la porta a entrare nel programma di protezione testimoni, dal quale poi verrà esclusa, anni dopo, perché ritenuta non attendibile. Vi farà ritorno dopo una battaglia legale ma poco dopo ci sarà il primo tentativo di rapimento ai suoi danni. Rea d’aver denunciato tutto ciò che sapeva della ‘ndrangheta, viene infine sequestrata.

La sua drammatica morte ha segnato nel profondo sua figlia Denise, che ha però scelto di lottare come sua madre. Un coraggio tramandato, che ne ha fatto una testimone chiave nel processo cha ha portato a ben quattro ergastoli.

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Chi ha ucciso Lea Garofalo

Da una pagina del diario di Lea Garofalo si legge: “So solo che la mia vita è stata sempre niente, non glien’è mai fregato niente a nessuno di me, non ho mai avuto né affetto né amore da nessuno, sono nata nella sfortuna e ci morirò. Oggi però ho una speranza, una ragione per cui vivere e per andare avanti, questa ragione si chiama DENISE, ed è mia FIGLIA. Lei avrà da me tutto quello che io non ho mai avuto da nessuno”.

Sono trascorsi molti anni dalla denuncia ma Carlo Cosco e la sua famiglia non dimenticano e di certo non perdonano. Sono sulle sue tracce, intenzionati a trovarla e vendicarsi. Viene incaricato un affiliato, Massimo Sabatino. Questi dovrà rapirla e ucciderla. Il piano però fallisce. Lea Garofalo sente che la sua vita è in grave pericolo e scrive una lettera al Presidente della Repubblica, esprimendo tutto il proprio dolore.

Nel novembre 2009 Carlo Cosco la invita a Milano. Fa leva sull’amore della donna per Denise, cresciuta quasi di fatto senza un padre. La donna accetta e va incontro al proprio destino. Dopo i primi giorni tutto sembra andare per il meglio. Ciò non serve altro che a diffondere un falso senso di sicurezza. Il 24 novembre 2009 Carlo separa madre e figlia, conducendo Lea in un appartamento prestatogli per quello scopo. Lei viene uccisa in quella casa di Piazza Prealpi.

La morte non basta. Affida il cadavere a tre dei suoi uomini: Carmine Venturino, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. La donna viene trasportata a Monza, dove viene data alle fiamme con 50 litri d’acido. I resti bruciano per tre giorni ma ciò non cancella tutte le prove.

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Lea Garofalo, la figlia Denise

La lotta di Lea Garofalo viene portata avanti da sua figlia Denise. Quando sua madre è morta aveva appena 35 anni e tutta la vita ancora davanti. Quando la giovane non vede rientrare la madre, inizia a sospettare il peggio. Le viene raccontato che è scappata in America con un altro uomo, abbandonandola a Milano.

Denise però chiede aiuto e racconta tutto ai Carabinieri. Sarà lei la testimone chiave del processo contro suo padre e i suoi scagnozzi. Questi vengono arrestati il 18 ottobre 2010. Oltre ai già citati vi è anche Vito Cosco, zio della giovane e fratello del padre. Il processo ha inizio nel luglio 2011.  Condanna all’ergastolo per i seguenti uomini:

  • Carlo Cosco
  • Vito Cosco
  • Giuseppe Cosco
  • Carmine Venturino
  • Rosario Curcio
  • Massimo Sabatino

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Nel 2012 il processo d’appello conferma quattro dei sei ergastoli, con Giuseppe Cosco assolto per non aver commesso il fatto. Venturino riceve invece una pena ridotta, grazie alla sua collaborazione. Questa fu cruciale per trovare i 2000 frammenti ossei di Lea nel terreno dove venne data alle fiamme, insieme a ciò che restava di una sua collana. Tutte le condanne sono state poi confermate in Cassazione nel 2014.

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